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1619–1693

XCVIII

Giacomo Lubrano

Cinto di funi orribilmente attorte giace Marcello in baratro penoso: ma benché penda in giù col volto ascoso, mostra la fronte a' strazii allegro e forte.

Quasi sveglie di Ciel sembrano corte l'ore più incrudelite al suo riposo. Tanto può la virtù, che un cor festoso dentro la Reggia sua vinca la Morte.

Vive, vive sepolto: e pien di speme con eco di valor par che ribombe: “chi tiene l'Alma in Ciel, ride non geme”. Fama, che 'l miri e godi, arma le trombe;

e senta l'Empietà che aprono scene di Paradisi ancor Tartaree tombe.

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XCVIII · Giacomo Lubrano · Poetry Cove