Cinto di funi orribilmente attorte
giace Marcello in baratro penoso:
ma benché penda in giù col volto ascoso,
mostra la fronte a' strazii allegro e forte.
Quasi sveglie di Ciel sembrano corte
l'ore più incrudelite al suo riposo.
Tanto può la virtù, che un cor festoso
dentro la Reggia sua vinca la Morte.
Vive, vive sepolto: e pien di speme
con eco di valor par che ribombe:
“chi tiene l'Alma in Ciel, ride non geme”.
Fama, che 'l miri e godi, arma le trombe;
e senta l'Empietà che aprono scene
di Paradisi ancor Tartaree tombe.