Freme sbattuta, ed incostante l'onda
fra spaventi volubili s'adira;
ed or crucciosa bolle, ed or profonda
il mio sacro Campion ange e martira.
Egli di Eternità tocca la sponda,
mentre in spumosi vortici s'aggira;
e quanto più superbo il flutto inonda,
più vicino a' suoi voti il Ciel rimira.
Chi la culla sortì fra le Sirene,
non teme assalti d'acque; e non si dole,
scoglio vivo di Fede in Mar di pene.
Sì, sì, Marcello sorgerà, ché suole
là dove smalta il Dì l'Indiche arene
nascer da l'onde, e non morire il Sole.