“Non più vendette, o Ciel, non più ruine;
bastan le furie mie per miei tormenti.
Volli rapire al Verbo Idee divine,
con un desio collateral de' vènti.
Ciò che l'Ambizion mi cinse al crine,
fu catena di serpi e di spaventi:
e perché il mio dolor non abbia fine,
mi precipita ancora i pentimenti.
Di un umil Borgia i maestosi lumi
mi accrescon ombre al cor, smanie al pensiero:
e in carcere di fiamme odio i miei fumi.
Piango confuso, e mi distruggo altero;
e mentre il miro sfolgorar fra' Numi,
imitarlo non posso, e mi dispero”.