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1619–1693

VIII

Giacomo Lubrano

Arguto Vermicel fra l'esche erbose, pensa tessersi un vel d'ombra sicura. Più reti ordisce, e simulando oscura con nobil lustro le vilezze ascose.

Così passa prigion l'ore noiose, e i labirinti suoi filando indura. Pria che s'impenni un Icaro a l'arsura, cade naufraga preda in fiamme ondose.

O voi che fabri d'arbitrarie Mode, a colorir le finzioni, ordite trame d'infamia, in porpore di lode: breve è la sorte de l'Inganno, udite.

Quante fila d'astuzie usa la Frode, vi saran lacci a strangolar le Vite.

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VIII · Giacomo Lubrano · Poetry Cove