“Io perché no? chi m'incatena il moto?
Ho ben d'un Dio svenato il core erede.
Voi de l'Indo rubel barbare prede
già sospendo a la Croce, e sciolgo il voto.
Terrò in faccia a più stragi il guardo immoto,
ché non teme il morir spirto di Fede”.
Così sogna Xaverio; e in ombra vede
tributario a' suoi piedi un Orbe ignoto.
Un Moro orrido in viso, irto la chioma,
gli preme il dosso; e di sudor profondo
fa che gioisca e gema a tanta soma.
Ponga giù Atlante de le sfere il pondo,
or che gli Alcidi suoi nascono a Roma,
che addormentati ancor portano un Mondo.