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1619–1693

LXXXVII

Giacomo Lubrano

“Io perché no? chi m'incatena il moto? Ho ben d'un Dio svenato il core erede. Voi de l'Indo rubel barbare prede già sospendo a la Croce, e sciolgo il voto.

Terrò in faccia a più stragi il guardo immoto, ché non teme il morir spirto di Fede”. Così sogna Xaverio; e in ombra vede tributario a' suoi piedi un Orbe ignoto.

Un Moro orrido in viso, irto la chioma, gli preme il dosso; e di sudor profondo fa che gioisca e gema a tanta soma. Ponga giù Atlante de le sfere il pondo,

or che gli Alcidi suoi nascono a Roma, che addormentati ancor portano un Mondo.

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LXXXVII · Giacomo Lubrano · Poetry Cove