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1619–1693

LXXXV

Giacomo Lubrano

Arso di zel multiplicò sembianti Ignazio, luce a tutti, ombra a se stesso: sdegnando da pennelli essere espresso, or severo di ciglio, or molle in pianti.

Quelle in varii riguardi arie incostanti fur de le sue virtù stabile eccesso: colpa di Arte non fu, che vide in esso un Proteo di più Eroi, e di più Santi.

Chi mai pinger potea al vivo, al vero una beata infinità d'imprese, ed in un Uom l'Apostolato intero? Morto il pinse la Gloria, e ben l'intese;

perché a ritrar d'Ignazio il cor guerrero, con azurri stellati il Ciel discese.

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