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1619–1693

LXXV

Giacomo Lubrano

Padre, che contemplandomi fecondo, ad un pensier vital genero il Verbo: Verbo, che dove nasco entro mi serbo, ed erede di me non son secondo.

Spirto immortal, che Creator d'un Mondo sveglio Aurore al Fedel, Notti al Superbo; volgo il Ciel mite a' Giusti, a gli Empi acerbo; pongo in tron la Virtù, la colpa a fondo.

Un Sole di tre Soli, e di tre ardori, foco sempre spirante, e sempre acceso; immutabil ne' sdegni, e negli amori. Son saper tutto luce, e nulla inteso:

massimo dentro me, senza Maggiori, sol da me incomprensibile compreso.

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