Arpiuccia de' Libri, empia Tignuola,
rodendo il sen di pagine erudite,
ruba con sordo ardir d'avida gola
a Saggi estinti postume le vite.
Del suo minuto dente a noi s'invola
lo spirto degl'ingegni; e ponsi in lite
ciò che in eredità lascia la scola
confuso e guasto a lettere sparite.
Morde chi la produsse, e la nutrisce:
nata aborre la luce, e sempre ascosa
appèsta i fogli in atomi di bisce.
Del fallo original ombra odiosa:
strugge il censo de l'alme, e le sue strisce
son supplicii di polve ove si posa.