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1619–1693

LXVI

Giacomo Lubrano

Lodo l'Antichità, né metto in fondo di laguna Letea Stoe e Stagira. So che a canuto pel s'inchina il biondo e più Platon che Tullio s'ammira.

Ma non pose i confin' l'Ismenia Lira a tutte l'armonie del suon fecondo: e mal sopra gli Atlanti il Ciel si gira, se non nascon fra' Saggi Ercoli al Mondo.

L'Età nostra può ben ornar di Encomii Mostri d'ingegno, a cui l'abave scole da metterli a confronto appena han nomi. Chi 'l tempo e non il merto attender vòle,

posponga l'Oro al fango, al fiore i pomi, a l'Abisso i Fenomeni del Sole.

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