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1619–1693

LXV

Giacomo Lubrano

Deliquii giocolieri, estri smarriti sparge il velen d'infuriati Ragni. Se mai ti mordon, stupido ne piagni, o 'l duol ti sveglia a ballarini inviti.

Mentre lancia l'Està fiamme in ruggiti, forza è che ogn'un languendo arda, e si lagni; chi scherza a l'ombre, e chi ne' salsi bagni corre a temprare i tossichi impazziti.

Altri a suoni di tromba, altri di lira, per dar fughe al dolor, pause a gli affanni, in più Crisi frenetiche si aggira. Tali, o Mondo infedel, sono i tuoi inganni:

impiaghi la Ragione, e 'l piè delira: e con le pèsti al cor danzano gli anni.

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