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1619–1693

LXIX

Giacomo Lubrano

Questa picciola Sirte in mar d'inchiostri, remora sozza d'Essere mal vivo, fa naufragar con astio furtivo e l'àncore a' Licei, le vele a' Rostri.

Cangia in alghe di Lete a gli occhi nostri quanto sudan gl'ingegni in aureo rivo. E soffrono i Giason' danno più schivo, se i Codici e le Stampe han tinta d'Ostri.

In van spirate a' morti aura immortale, penne di Fama; un'animuccia vile può sfiatarvi le trombe, e tarpar l'ale. Navighi pur in Argo alto lo stile,

e di Palladii lumi orni il fanale, ché a sommergerlo basta un Verme ostile.

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