Questa picciola Sirte in mar d'inchiostri,
remora sozza d'Essere mal vivo,
fa naufragar con astio furtivo
e l'àncore a' Licei, le vele a' Rostri.
Cangia in alghe di Lete a gli occhi nostri
quanto sudan gl'ingegni in aureo rivo.
E soffrono i Giason' danno più schivo,
se i Codici e le Stampe han tinta d'Ostri.
In van spirate a' morti aura immortale,
penne di Fama; un'animuccia vile
può sfiatarvi le trombe, e tarpar l'ale.
Navighi pur in Argo alto lo stile,
e di Palladii lumi orni il fanale,
ché a sommergerlo basta un Verme ostile.