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1619–1693

IX

Giacomo Lubrano

Stanca le mani industriosa Clori, Balia de' Vermi, in tenerezze amanti, e fa che nel vagir, orfani erranti, godano in culla di molli erbe e fiori.

Sparge in latte vital l'esche de' Mori recise in pezzi; e poi si strugge in pianti, se fosco il Ciel, contra gli alunni infanti introna l'aria, e fulmina terrori.

Ah di avara pietà perfida brama! Con beneficii traffica rapine; vezzeggia chi più rende, odia chi l'ama. Nutrisce i Vermi, e poi gli spoglia ai fine.

Misero chi di Donne il senso affama! Mastica frondi, e vomita ruine.

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