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1619–1693

III

Giacomo Lubrano

Si slaccia Filli il petto, e le native poppe son d'un vil verme Albe di vita. Fra palpiti d'argento il latte invita ad animarsi in oro un che non vive.

Non sì vaghi del Gange entro le rive smalta i natali al Sol l'onda fiorita: né più morbida culla, o più gradita, le Veneri sortìr ne l'acque Argive.

Pria che il serico stuol l'ambite prede stenda col labro, in biondo serpendo, par che del core uman vagisca erede. La mia mortalità quindi comprendo,

senza gire a le tombe. In noi si vede la morta polve inverminir vivendo.

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