Mostro fra' Monti, incendiario algente
ha le nevi sul crin, l'Erebo in seno
Etna; e sì tuona e fulmina sovente,
che n'impaurisce il giorno, e 'l Sol vien meno.
Degli Enceladi suoi l'ire già spente
scaglia in lampi di fumo, e al mar Tirreno
più porti divorò, ché il zolfo ardente,
ove il vomita fuor, tutto è veleno.
Pur a l'armi de i Bronti un fragil Velo
rintuzza il filo, e se le prende a scherno:
e fa che stampi il foco orme di gelo.
Un Flammeo Virginal condanna al verno
di spaventi le vampe: e gode il Cielo
che ad un'Agata ceda Alpe d'Inferno.