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1619–1693

CXXXVIII

Giacomo Lubrano

Mostro fra' Monti, incendiario algente ha le nevi sul crin, l'Erebo in seno Etna; e sì tuona e fulmina sovente, che n'impaurisce il giorno, e 'l Sol vien meno.

Degli Enceladi suoi l'ire già spente scaglia in lampi di fumo, e al mar Tirreno più porti divorò, ché il zolfo ardente, ove il vomita fuor, tutto è veleno.

Pur a l'armi de i Bronti un fragil Velo rintuzza il filo, e se le prende a scherno: e fa che stampi il foco orme di gelo. Un Flammeo Virginal condanna al verno

di spaventi le vampe: e gode il Cielo che ad un'Agata ceda Alpe d'Inferno.

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