Ite o Lussi ad alzar tetti giganti:
spingete i marmi a lapidar le Stelle:
v'apran le colpe, Armide in ozio imbelle
Elisii maestosi, opre d'incanti.
Abbatte irato il Ciel tra pochi istanti
in baratri di polve ogni Babelle:
e sboccando Vesuvii il suol rubelle
fa confini a l'Abisso i vostri vanti.
Ah Patria mia qual sei! la tua Sirena
rivolga in Nenie l'armonie soavi
con cadenze di duol, fughe di pena.
Sì, giusto è ben che gli edificii gravi
di più falli che sassi, altri in catena,
altri in dubio tremor pendan da' travi.