Skip to content
1619–1693

CXXXVII

Giacomo Lubrano

Ite o Lussi ad alzar tetti giganti: spingete i marmi a lapidar le Stelle: v'apran le colpe, Armide in ozio imbelle Elisii maestosi, opre d'incanti.

Abbatte irato il Ciel tra pochi istanti in baratri di polve ogni Babelle: e sboccando Vesuvii il suol rubelle fa confini a l'Abisso i vostri vanti.

Ah Patria mia qual sei! la tua Sirena rivolga in Nenie l'armonie soavi con cadenze di duol, fughe di pena. Sì, giusto è ben che gli edificii gravi

di più falli che sassi, altri in catena, altri in dubio tremor pendan da' travi.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXXXVII · Giacomo Lubrano · Poetry Cove