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1619–1693

CXXXVI

Giacomo Lubrano

Occhi miei che mirate? ove rilusse colorito un Empireo in bei lavori sparta di precipizii ombra è di fuori, e 'l pensier pena a raccordar che fusse.

Lucifero cred'io le Furie indusse a vomitar d'Abisso empi vapori: né soffrendo che in terra un Ciel si adori, come che fatto ad arte un Ciel distrusse.

Ma scoppi pur d'invidia. Un cor sincero che viva in Dio, benché tempesti il suolo, se perde un finto Ciel, non perde il vero. Veggio là su il Tabor, e mi consolo,

nel divin volto il Paradiso intero: ché val per cento glorie un Giesù solo.

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