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1619–1693

CXII

Giacomo Lubrano

Che comete, che tuoni? arso Boote mira a lampi fumar l'Artico Polo; né regger può del Carro suo le rote, e teme urtarle incenerite al suolo.

Marcian più guerre in una guerra, e scote di barbari Turbanti immenso stuolo a l'Imperio Roman le Rocche immote, sbalzando in mine anche i tremuoti a volo.

Or chi a frenar l'incendioso orgoglio, qual cor, qual mano a' torbidi torrenti di fiamme ed armi oppose argine e scoglio? Tua fu la Gloria, o Carlo, in cui viventi

spirano più Goffredi: a l'Austrio Soglio Tu scolpisti in trofei anche i spaventi.

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