Da le ancudini Etnee non esca il tuono
a vendicar le vostre offese o Cieli,
ché basta a incenerir cento Babeli
ove perora sol d'Edero un suono.
Un fulmine per lingua egli ebbe in dono
a strugger vizi, ad animar Vangeli:
se lampeggia col dir, romponsi i geli
di chi pretese in Aquilone il Trono.
Nestori al Campo e Roscii a le scene
non invidia la Fama a' tempi nostri,
né Tullii a Roma, o Pericli ad Atene.
Tutti un Edero vince in sacri Rostri;
e vincerebbe ancora in dotte Arene,
se a l'Eloquenza mai nascesser Mostri.