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1523–1554

LXXXIII

Gaspara Stampa

Oimè, le notti mie colme di gioia, i dì tranquilli, e la serena vita, come mi tolse amara dipartita, e converse il mio stato tutto in noia!

E perché temo ancor (che più m'annoia) che la memoria mia sia dipartita da quel conte crudel, che m'ha ferita, che mi resta altro omai, se non ch'io moia?

E vo' morir, ché rimirar d'altrui quel che fu mio quest'occhi non potranno, perché mirar non sanno altri che lui. Prendano essempio l'altre che verranno

a non mandar tant'oltra i disir sui, che ritrar non si possan da l'inganno.

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