Oimè, le notti mie colme di gioia,
i dì tranquilli, e la serena vita,
come mi tolse amara dipartita,
e converse il mio stato tutto in noia!
E perché temo ancor (che più m'annoia)
che la memoria mia sia dipartita
da quel conte crudel, che m'ha ferita,
che mi resta altro omai, se non ch'io moia?
E vo' morir, ché rimirar d'altrui
quel che fu mio quest'occhi non potranno,
perché mirar non sanno altri che lui.
Prendano essempio l'altre che verranno
a non mandar tant'oltra i disir sui,
che ritrar non si possan da l'inganno.