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1523–1554

LIV

Gaspara Stampa

Se non temprasse il foco del mio core l'umor, che verso per gli occhi sì spesso, io avrei visto già di morte il messo, e l'alma ad ubidirla uscita fore;

perché la speme omai cede al timore, ed ogni cosa mia soggiace ad esso, poi che si vede a mille segni espresso che chi può farlo vuole il mio dolore.

Dunque, s'io vivo, è mercé del mio pianto; s'io moro, è colpa de le crude voglie del mio signor, in vista dolce tanto. Ei mi legò sì ch'altri non mi scioglie,

ei vuol aver de la mia morte il vanto. O poco chiare ed onorate spoglie!

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