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1523–1554

CXXIX

Gaspara Stampa

O mia sventura, o mio perverso fato, o sentenzia nemica del mio bene, poi che senza mia colpa mi conviene portar la pena de l'altrui peccato.

Quando si vide mai reo condannato a la morte, a l'essilio, a le catene per l'altrui fallo e, per maggior sue pene, senza esser dal suo giudice ascoltato?

Io griderò, signor, tanto e sì forte, che, se non li vorrete ascoltar voi, udranno i gridi miei Amore o Morte; e forse alcun pietoso dirà poi:

– Questa locò per sua contraria sorte in troppo crudo luogo i pensier suoi.

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