O mia sventura, o mio perverso fato,
o sentenzia nemica del mio bene,
poi che senza mia colpa mi conviene
portar la pena de l'altrui peccato.
Quando si vide mai reo condannato
a la morte, a l'essilio, a le catene
per l'altrui fallo e, per maggior sue pene,
senza esser dal suo giudice ascoltato?
Io griderò, signor, tanto e sì forte,
che, se non li vorrete ascoltar voi,
udranno i gridi miei Amore o Morte;
e forse alcun pietoso dirà poi:
– Questa locò per sua contraria sorte
in troppo crudo luogo i pensier suoi.