Giunta è mia doglia a tal, che omai di vita,
Per da sue dure sciormi aspre ritorte,
Greve il peso mi sembra, e ognor di morte
Dolgomi, che più tarda a darmi aita;
Anzi, del ciel se mai grazia infinita
Vuol che speme mi avvive e riconforte,
Io le chiudo del cor tutte le porte
Perché corra al suo fin l'alma spedita.
Com'ei che, da rigor d'empio tiranno
Strano a soffrir dannato aspro tormento,
Ciò schiva ch'al martir vien che lo serbe,
Sì, perch'io fugga nuove pene acerbe,
Nuovi aggiungo cordogli a vecchio affanno,
De l'estremo de' mal pago e contento.