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1520–1553

XXVII

Galeazzo Di Tarsia

Giunta è mia doglia a tal, che omai di vita, Per da sue dure sciormi aspre ritorte, Greve il peso mi sembra, e ognor di morte Dolgomi, che più tarda a darmi aita;

Anzi, del ciel se mai grazia infinita Vuol che speme mi avvive e riconforte, Io le chiudo del cor tutte le porte Perché corra al suo fin l'alma spedita.

Com'ei che, da rigor d'empio tiranno Strano a soffrir dannato aspro tormento, Ciò schiva ch'al martir vien che lo serbe, Sì, perch'io fugga nuove pene acerbe,

Nuovi aggiungo cordogli a vecchio affanno, De l'estremo de' mal pago e contento.

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