Ove mi menan le fallaci scorte
Di lui che i servi suoi d'aloe e fel pasce,
Forza è ch'io vada, e ch'a man destra lasce
Duce che mi scorgeva a miglior sorte.
Anzi, fatta anche l'alma omai consorte
Del mio nemico, a pena un pensier nasce
Di volger dietro, che l'uccide in fasce,
E siegue a trarmi per vie lunghe e torte.
Ben resister da prima al Signor mio
Dovea, quand'ei fanciullo e men gagliardo
Era, ed io non, qual son, vecchio ed infermo.
Or non più no, ch'al suo poter vegg'io
Lento il soccorso di ragione e tardo,
E saldo incontr'a lui non trovo schermo.