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1520–1553

XL

Galeazzo Di Tarsia

Come nocchier che con sdruscito legno, Quand'Austro ed aquilon venuti a guerra Non lasciano apparir sole né stella, Solca pien di timor l'onde del mare

E va con basse antenne ed umil vela Incerto del suo fin cercando il porto, Tal io d'Amor al desiato porto Drizzai sovente il combattuto legno,

Levando gli occhi a la mia stanca vela; Ma a gl'alti miei desir sorte fe' guerra, E mi spinse dal lido in più gran mare Senza veder la fortunata stella.

Che s'io giugnessi a riveder la stella Che sol potea guidarmi al caro porto, A scherno prese avrei l'ire del mare E forse al fin quest'agitato legno

Drizzato avrei con la squarciata vela Ov'altri non potea fargli più guerra. Ma pria lupo ad agnel non farà guerra Prima il sol splenderà men d'una stella,

Che spiri un giorno a la dubbiosa vela Aura men cruda e da guidarmi in porto: Ch'aspra fortuna ognor provò il mio legno Da che fu spinto da la riva in mare.

Sono scogli i desir, la vita è mare Ove si soffre una continua guerra, E la nostra speranza è un fragil legno, A cui si cela ogni benigna stella

Che menar possa al sospirato porto, Senza la guida di ragion, la vela. Or se già manca a me governo e vela In questo de la vita istabil mare,

Comincio in tutto a disperar del porto E più a soffrir del mio destin la guerra; Ed al fin per voler di ferma stella De l'onde rimarrà preda il mio legno.

Signor, tua stella omai può la mia vela, Dopo sì lunga guerra, e fuor del mare Condurre e il legno frale a miglior porto.

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