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1520–1553

LII

Galeazzo Di Tarsia

Posto avea Febo a' suoi cavalli il freno Per giunger tosto al nostro uman soggiorno, E la notte, a dar luoco al nuovo giorno, Tutte le nebbie sue stringeasi in seno,

Quando, per altra via, di grazia pieno Giunse nel cor l'amato viso adorno; Quanto cangiato, ohimè, di quel che intorno Solea già far a sé l'aere sereno.

«Deh, perché — pur dicea — del color mio Pallido piangi? Già gl'è presso omai A, come un tempo fu, vermiglio farsi». Intanto il sol, con suoi possenti rai

Aprendo il dì, gli occhi ferimi, ond'io Di pietate ed amor tutt'ardo ed arsi.

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