Posto avea Febo a' suoi cavalli il freno
Per giunger tosto al nostro uman soggiorno,
E la notte, a dar luoco al nuovo giorno,
Tutte le nebbie sue stringeasi in seno,
Quando, per altra via, di grazia pieno
Giunse nel cor l'amato viso adorno;
Quanto cangiato, ohimè, di quel che intorno
Solea già far a sé l'aere sereno.
«Deh, perché — pur dicea — del color mio
Pallido piangi? Già gl'è presso omai
A, come un tempo fu, vermiglio farsi».
Intanto il sol, con suoi possenti rai
Aprendo il dì, gli occhi ferimi, ond'io
Di pietate ed amor tutt'ardo ed arsi.