Viva selce, onde uscì la viva e pura
Fiamma che avrà vigor cenere farmi,
E che d'asprezza incontro me più t'armi
Quanto Amor più m'accende e rassicura,
Quando fia che pietade o mia ventura
De l'usato rigor sì ti disarmi
Che i tuoi gelidi smalti e saldi marmi
Vestan nuova e più bella altra natura?
O felice colui che freddo sasso,
Onde avesser poi fin gli aspri martiri,
Ebbe tosto a mirar tenero e molle!
Io, perché intorno a più bel marmo, ahi lasso,
Adopri ingegno, stil, pianti e sospiri,
Pur di mollirlo in parte il Ciel mi toglie.