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1330–1400

XXXIII

Franco Sacchetti

Lasso, che spenta non è sì vertute quant'è più spenta la divina fede! Ben dorme e ben è cieco chi non vede, o sommo Padre, i tuo' mondan pastori,

però che le lor menti son venute tal che non curan tua grazia o merzede. Quasi nessun, mi par, in te non crede, usando ciascun vizio ne' tuo' cori;

umiltà, reverenza né onori ti mostra fuor né dentro i·lor cospetto. Color che 'l veggon, piglian tal sospetto, che, o tu sie o no, tegnon ne' cori;

e questo è quel, ch'al mondo vien, inganno: a lor guardando, gli altri peggio fanno. Se a la lussuria guardo, quanta regna in lor, più che negli altri non ha posa!

Tenendo concubina, e non nascosa, avendo figli, non curan lor fama: e questo è per la gola, che s'ingegna ne' dilicati cibi esser gioiosa.

Sanza digiuno, con mente animosa dando a lor appetito ciò che brama, ne' gran conviti, dove ciascun s'ama, parlando caldi, vegnon a resia;

po' ritornan nel letto a lor follia, infin che a l'uficio il dì gli chiama: giungon che paion santi a mano a mano, e prendon te con sì divota mano!

Ne l'avarizia gli veggio sì vaghi, che l'un l'altro discaccia di suo loco, disiderando aver, ed in tal gioco, ch'a simonia sempre stanno pari;

non par che di mostrarti niun s'apaghi, se non ti vendon pria assai o poco: metton nel mondo qui sì fatto foco, che fanno giusta scusa agli altri avari.

Quanta invidia ha, chi ha men danari, di chi n'ha più, che sempre sta in tormento, orando che quel tale muoia a stento! E questi sono i lor vangelii cari,

dicendo l'un dell'altro male a prova, e contro a quel che ha buona chiesa e nova. Superbia tanta e d'ogni ria manera da lor con sdegno altèro ognor si move;

un fier tiranno più di lor s'arrende, tanta presunzion in lor s'anida. Tengon sì l'ira, acciò ch'ella non pèra, che con parole ciaschedun t'offende;

e spesso advien che orsa non s'accende come fan elli con romore e grida: qual gonfia e qual tempesta con istrida, qual gitta la berretta e viene a ressa,

qual ciò che sa, e che non sa, confessa: tant'è la pazienza che gli guida! Talor, torcendo gli occhi invèr le stelle, mostrando il velen tra pelle e pelle

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