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1330–1400

XCIV

Franco Sacchetti

Volpe superba, viziosa e falsa, ingrata, disdegnosa ed ignorante, come ti vedi avante venir incontro il iudizio superno!

Il tuo poder, che già fu in acqua salsa, perdesti, per voler segnoreggiante esser al soprastante: in mar comun, se ben nel cor discerno,

tu non temevi appena il Re etterno, sì ti parea sovr'ogn'altra esser grande; ma a la Meloria avesti tal vivande, che mai non fosti più in acqua donna.

Volevi esser colonna, per ristorarti, poi, di terra ferma; e non considerando a la tua possa né quanto eri inferma,

se' giunta in parte, con la tua aroganza, che tu non potra' dir quel che t'avanza. Una, due volte e tre e quattro offesi, essendo più possenti, hanno sofferto

i tuo' nemici, certo (sì come saggi) per aver ragione e per non esser al tuo mal accesi e per non dar a te quel ch'era merto:

il lor pensier coverto è stato insino a l'ultima cagione. Per fuggir di ciascun la riprensione, mossi si sono alor che l'alto regno

inverso te ha dato fermo segno: però che tu se' peggio che pagana, fuor di natura umana, invidiosa, rea, di mal talento,

che, per veder il secol tutto a fondo, sofresti aver tormento, scacciando ognun che t'ha tenuto in pace, e ritenendo qual più ti disface.

In fiero orgoglio già ti fe' venire vittoria alcuna che avesti in terra, e volendo far guerra, contro al dover ognora ti movesti.

Ingrata a Dio, santa umiltà sentire, non conoscendo, al ben facesti serra; ma il mal che 'n te s'aferra, t'ha pur guidato a far che tu ti desti:

gli spirti tuo' crudeli e tanto infesti contro a color che ti facean possente, ti faranno tornar ancor niente, perché più ch'altri amar dovevi loro.

Tu sai ch'ogni tesoro, o misera, per loro a te venìa: sanza occhi, sanza mente se' venuta al mal che in te si cria,

sempre rompendo lealtate e fede, fèra diversa e fuor d'ogni merzede. Quel che t'avene, pensa che non move se non d'alta iustitia che t'infonde.

Deh, sa'mi tu dir onde quel da Postierla mandasti a Melano? Come di sovra a te foco non piove? Ugolin conte ancora non s'asconde,

e l'altre vite immonde, pargole e inocenti, che con vano pensier di tradimento, sì tostano festi con crudeltà venire a morte,

ed altre cose ancor ch'io non t'ho scorte, sì come quella che di Tolomeo nascesti, o Gan ti feo. Ma s'tu conosci l'aspra disciplina

la qual ti dà Colui che tutto regge, e la mortal ruina, tu puo' veder venirti a piggior punto che Troia, Tebe, Corinto o Sagunto.

Non credevi già mai che tuo terreno dagli nemici fosse sì percosso, e l'Arnonico fosso da tutti ti facea star sicura;

ma tal fortezza ben ti venne meno. Quando vedesti l'essercito mosso già per correrti adosso, quel trapassando, verso le tue mura,

per non voler aver piggior ventura tua gente arse fortezze, e rifuggiro. Po' ti seguì maggior doglia e martìro: in su le porte i palii ti fur corsi.

Assaggia questi morsi, spècchiati alquanto inverso la val d'Era, ne l'altre ville ancora attorno attorno, e vattene a rivera,

e guarda le galee quel che le fanno, e come le catene al porto stanno. Levar ti déi da la mente superba, immaginando te esser sul lito,

ed al tempo già ito, ed a quel che è, e qual tuo legno vedi. Chi t'ha sul mare or dato doglia acerba, tal che navilio alcun non ha suo sito?

Con quale ha' tu ferito, o con qual dimostrato hai tuo' rimedi? Fama risuona che rifar ti credi, avendo appoggio di signor lombardo;

ma se in colu' ch'i' credo, ho riguardo, egli ha più che non vuol can alla coda, che 'l tengon su la proda a far diffesa di sua signoria;

e se pur fosse, egli è tal qual bisogna a domar tua folia: disfar credendo altrui, te disfarai, e te istessa con te punirai.

Ma le due chiavi nel campo vermiglio con l'aquila, col carro e con la scala fan che tua speme cala in quel disio che più ti notrica:

strigner tu credi, e non hai artiglio, e volar vuogli sanza nessuna ala. Questo a fine mala te metterà, e qualunche t'amica:

tal fa il laccio, che spesso s'intrica. I' ti dico: - Tapina, guarda, guarda! esce di Pietrabuona la bombarda che t'ha menato e mena a scuro calle;

tu non se' ancor a valle, là dove deggi andar, vie più amara. Non è discordia a struggerti alcuna ne l'alta città cara,

ma tutta in uno animo e talento vuol ch'ogni nome tuo divegna spento. - Canzon, tu puo' contar per l'universo che di Fiorenza valorosa parla,

la qual contro al diverso popol di Pisa nel sessantadue si mosse, per punir l'opere sue.

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