Skip to content
1330–1400

Untitled

Franco Sacchetti

Da l'a a l'o disvaria Marte a Morte: l'un si dimostra nella sua pintura in splendida armadura: con lancia sulla coscia sta a cavallo;

l'altra con membra nude, nere e smorte sul bove scapigliata si figura, orrida, spunta e scura, con l'arco teso, che non getta in fallo.

Lasso, col capo cano tra questi in ballo mi veggio esser nel mezzo! Ciascun mi tira al pezzo: l'un mi percuote, e l'altro dice: - Aspetta,

che tosto sentirai la mia saetta -. Io mi rivolgo ne' pensieri e dico: questi due sempre strusson l'universo. Ma chi è per l'un somerso,

legge ordinata non vuol che si doglia, ché per diffetto dello padre antico fu iudicato ciascun per tal verso a ritto ed a traverso,

e ogni condizion segue tal soglia: è necessario per divina voglia, come 'l Signor divino morì a capo chino

in sulla croce per donarci vita, così da noi sua morte sia seguita. Questa fu sempre ed è comune a tutti; buono né reo, a nessun perdona;

questa l'alma corona, avendo il corpo amato il Re superno; questa ritiene molti vizii brutti, quando alcun pensa com'ella ci sprona;

questa la via dona al cielo, al purgatoro ed allo 'nferno: altro non fa costei la state e 'l verno. De' miseri è riposo,

de' ricchi un mal nascoso, che, non pensando mai ad altra vita, nell'altra truovan etternal ferita. Morte è bisogno e necessario fine:

s'ella non fosse, vie più mal serìa. Ma la greve follia è seguir Marte, che è d'ogni ben noia. Tutte le inique e le crudel ruine

son state al mondo per seguir sua via. Testimonio ne sia se Troia fu distrutta a cotal punto, Tebe, Cartago, Corinto e Sagunto,

e molte in mare e 'n terra destrutte per far guerra; e le province tutte e ogni loco son diserte o mancate per tal gioco.

Chi nol credesse, per Europia guardi Cicilia, Puglia e Terra di Lavoro, Roma e 'l tenitoro d'Abruzzi e della Marca e del Ducato,

Romagna e Toscana co' Lombardi, Piemonte e Proenza, ove dimoro fa il secondo coro, dove per guerra il tutto n'è mancato.

Non ha Francia per ciò molto avanzato, né Inghilterra ancora; Fiandra trista dimora; Ungheria, Buem ed Allamagna,

Genova e Vinegia se ne lagna. Ciascuna possa de l'umana vita, sanza più racontare, Marte seguendo, è venuta languendo

in fame, in povertà ed adultèro. Colui che move ed a far guerra invita, non pensa al fine ov'ella vien, struggendo, tutti mali aducendo,

morti, rapine, incendio e vitupèro. A tutti n'è tenuto, e ciò è vero; restituir non puote; alla morte, si scuote

or qua or là con le dogliose volte: vuole, e non può, e va tra pene molte. Alfine povertà di tanti mali assalisce ciascuno per tal verso,

che tal si fa converso, e tal superbo viene umile e cheto; e chi fu ricco ed in miseria cali, tapino sta, come uom d'ogni ben perso;

ogni gioco è somerso, languendo, del felice tempo a reto. La patria, che è tra Lachesìs e Leto, d'ogni ben s'abandona,

al tiranno si dona, che la conduce, se niente li manca, là dove il "ben gli sta" dir non si stanca. Che fanno, adunque, i miseri mortali

che 'n questa vita mai non voglion pace, non pensando ove giace per guerra il mondo, ov'egli è più disfatto? Concordia hanno insieme gli animali

che d'una gesta sono, e ciascun tace; non è già mai rapace lupo con lupo, né gatto con gatto; solo l'umano stuolo è tanto matto,

che l'un l'altro conquide, per viver sempre in stride, mai non pensando a chi per noi morisse e quanto - Pace, pace - al mondo disse.

Canzon, egli è predicar nel diserto a chi per seguir Marte è ito al fondo. S'egli è nessun al mondo ch'abbia del verde, anzi ch'al tutto manchi,

digli che mai di pace non si stanchi,

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.