O traditor Eòl, de' venti dio,
perché nimichi la Venere dèa,
dando a me sottoposto vita rea
col soffiar tuo malinconoso e rio?
Il qual fa vela a coprir quel ricrio
che braman gli occhi, e che nel cor si crea
di me, che servo a tal, che par che déa
don di vertù, col suo veder, al mio.
Tu se' sì alto, che temer non puoi,
ed io non posso contro a forza tua:
però mi doglio de' ma' vizii tuoi!
Se io potesse diventar agrua,
o altro uccel ch'avesse penne a' cuoi,
volando verso il nido che t'indua,
mi metterei con forza e con ingegno
a morte, per cacciarti del tuo regno.