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1330–1400

CXXXV

Franco Sacchetti

Ma' non senti' tal doglia quant'è con fede amare donna, ch'abandonare po' mi convien, e gir contro a mie voglia.

Amor, tu mi facesti venir in un paese da me strano e 'n quello mi prendesti, per farmi poi da' begli occhi lontano.

Il mare e 'l monte e 'l piano non so com'io trapassi, che mie' dogliosi passi non mi mettan ognora a mortal doglia.

Come potrà sofrire il cor penoso che la luce mia si convegna partire da quella che veder sempre disia?

Lasso, ch'al tutto fia distrutta mia valenza, quando la sua presenza mi vedrò alungar con grave doglia.

Una speranza alquanto la mente trista immaginando porta, che talor nel mio pianto giugne il pensiero, e dice: - Or ti conforta;

ché la dimora corta serà, se tu vorrai, e ritornar potrai. - Ma questo ognor m'accende maggior doglia.

Balatetta, con pena mi movo, e vonne sì come colui ch'a la morte si mena, sanza sperar d'aver aiuto altrui.

Però tu sola, in cui ogni mio stato posa, rimanti dolorosa, contando a questa donna la mia doglia.

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