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1330–1400

CXCVII

Franco Sacchetti

Hercole già di Libia ancor risplende: in greco suona uom glorioso e forte, perché fatiche dodici sostenne. Hercole novo è or chi ben comprende,

quest'alta Donna con potenze accorte, che libertà nel gran vessillo invenne. Fiorenza mia, raguarda se t'avenne che, come quelli domò li centauri,

li quali a tutta Grecia davan danno, così con grande affanno tu hai domato signorelli e conti, ch'a guastar tuo' tereni sempre eran pronti.

Hercole vinse la seconda volta il gran leon, quando si fece vesta della sua pelle, come ancor si pigne. Fiorenza bella, la possa raccolta

vincesti del leon con alta testa, che San Miniato porta per insigne; la pelle ti coperse, e non si figne che 'l festi fiorentin, ch'era tedesco,

recando il suo poder dentro al tuo cerchio; onde per tal soverchio di furioso è fatto mansueto ed al tuo segno sta umile e cheto.

Hercol l'Arpie cacciò da la mensa, che la bruttavan, dov'era Fineo; e queste avean grandissimi artigli. Fiorenza degna, chi cacciasti or pensa

e qual già mai maggior fatto feo, che quando i lupi facesti conigli, non riguardando che fosson tuo' figli; ma per guidare il peso e la bilancia,

a chi volea mal far togliesti forza, sì che niun s'afforza, che possa dimostrare iniqua voglia, né con rapina l'altrui ben si toglia.

Hercole ancora li pomi dell'oro rapì, ch'eran guardati da quel drago che non dormia già mai, come si scrive. Fiorenza attenta, e qual maggior lavoro

che quel serpente, ch'era tanto vago di nimicarti da tutte tue rive, fatto te l'hai amico, e le sue dive gioie dell'oro nel tuo ben converti,

sciogliendo uno, legando un altro nodo con sì ardito modo, che triema ciaschedun che è su la terra, paura avendo di muoverti guerra?

Hercole trasse quel can dello 'nferno, Cerbero nominato, lui domando, e questa fu la quinta sua fatica. Fiorenza accorta, se il ver discerno,

quel tiranno pisan domasti quando di signoria il levasti a te nimica; sì che, da poi che non t'era amica la forza sua, ma come can rabbioso

veggendo divorar ciascun humano, col tuo poder sovrano di grande altezza il conducesti in loco che può ben abbaiar, ma morder poco.

Hercole il re crudel di Trazia prese, che uccidea chi pel suo passava, pascendone cavalli di tal carne. Fiorenza forte, simili offese

quella famiglia alpina a molti dava, volendo d'altrui morte cibo farne; la lor superbia ben può dimostrarne ch'ancor le corna portan nello scudo;

ma perché sempre vivean di ratto, tu hai ciascun disfatto, faccendo lor provar quel che in altrui usavan essi, non guardando a cui.

Hercole arse il feroce serpente, che, per natura avendo teste molte, ne rimettea tre, tagliandon'una; chi combattea con esso, era perdente;

ma con fuoco e con stipe assai ricolte fu morto, sanza aver potenza alcuna. Fiorenza vaga, quante volte ad una l'anglico serpentel s'è mosso ad arme

con molte teste, radoppiando sempre, e tu, con dolci tempre, sanza alcun foco, a te l'hai sì rivolto, che sotto il tuo vessillo s'è raccolto.

Hercole per la bella Deianira con Atteleo combatté vincendo, e questi allora in toro si converse, onde 'l cacciò in terra con tanta ira

che, tratto de la testa un corno avendo, sì come morto ogni sua forza perse. Fiorenza adorna, con guerre diverse pel tuo onore mettendoti a prova,

a quella volpe c'ha 'l porto a Livorno, cavasti il destro corno, ch'anticamente fu chiamato Aringa, ma oggi ingrato popol par che 'l cinga.

Hercole strinse Anteo il gigante (ché sulla terra non potea disfarlo), tanto sul petto, che l'uccise in alto. Fiorenza cara, tu avesti avante

quel che sopra i viventi è detto Carlo; e col gran titol del terresto smalto credette fare in te velloce salto; ma tu sul petto della tua prudenza

sì ogni forma con virtù movesti, che 'l suo voler vincesti, e fama degna ancora ne risona, usando il tuo valore con tal corona.

Hercole uccise Cacco, il gran ladrone, ne la spilonca di Monte Aventino, perché rubava più ch'altro crudele, là dove teste e braccia di persone

ed altri membri per mortal distino appicati tenea con duro fele. Firenza altèra, vento a simil vele ne la spilonca di monte Carello

t'avenne, quando al conte desti morte: per ruberie scorte ed uccision che verso altrui facea, disfesti lui e quel ch'esso tenea.

Hercole morte al mirabil porco di Calidonia diè, che con fierezza guastava atorno atorno quel paese; e perché da istoria non mi torco,

quella provincia per la sua empiezza s'abandonò, fuggendo tal contese. Fiorenza giusta, il porco monacese, che con le fiere sanne entrò in Perugia,

divorando ciascuno a più non posso sì che per lui fu mosso a fuggir chi da ritta e chi da manca, vincesti sì, che la città fu franca.

Hercole infine mise le sue spalle per Attalante a sostenere il cielo, che non potendo più, gli diede posa. Fiorenza santa, essendo in questa valle

il gran pastor con gli altri del suo telo per sostenere la fé sovr'ogni cosa, tanto ne' vizii lor vita noiosa s'è ritrovata, che gli omeri guasti

dagli ben temporali non han podere; e tu col tuo savere sottentri a lor levando il male acquisto, a ciò che seguan la vita di Cristo.

Hercole novo, libertà gioconda, figlia di Roma e sovr'ogn'altra donna, dunque ben puoi più ch'altra viver lieta: tu se' tal, ch'ogni ben in te abonda;

tu di fortezza se' oggi colonna; per te ciascuno di mal far si vieta; tu vuogli ch'ogni turba sia quieta; gli popoli ritrai da le branche

di Faraone, e dài lor dritta via. Però fa che tu sia unita dentro, ed ogni bene intero ti veggio, e questo sa chi vede il vero.

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