Poca vertù, ma foggie ed atti assai i' veggio ognora in te, vaga Fiorenza, perché nova aparenza mutano i nati tuo' di giorno in giorno.
Da quella madre antica non ritrai, ch'al mondo dimostrò la sua potenza: ciò n'apruovi l'essenza, ch'ancor risuona, del famoso corno.
Non so guardar tanto i tuo' figli attorno, che io conosca qual sia di tua gesta, né con armata vesta veggio nessun seguire il tuo vessillo,
a ciaschedun parendo esser Cammillo. Se le confuse lingue della torre fossono in lor, che son settantadue, le portature sue
tutte ci sono, ed ancor più ben cento. Non studian altro che 'n levare o porre or giù, or sù, ed ora meno, or piùe; or formica ed or bue
voglion parer nel loro dimostramento. Non si trova nessun esser contento, se l'un l'altro con foggia non avanza. Tant'è la lor costanza,
che in un dì voglion parer di mille provincie e terre e d'oltramonti ville. Cominciando dal capo, quanto è nova cosa a veder la notturna berretta
esser di dì costretta sovra 'l capuccio frastagliato stare! Dove, d'intorno al volto, fatti in prova, stanno moscon di panno, una righetta
che ciaschedun si getta a dar negli occhi e 'l naso a tempestare; sanza ch'io veggio gole abottonare e gozzi stringer più che con randello:
a rischio n'è il cervello e gli occhi, che non escan della fronte, per farsi d'acqua uccelli, e non di monte. Quanti uncini e raffi alle lor spalle
portan, e corde, chi gli mira il vede: una nave possede tallora men di lor canapi e sarte. Più allacciati son che strette balle,
cominciando dal capo insino al pede; nessun quasi non sede, che non rompa il legame o tutto o parte. Lasciato hanno le gonne, e tolta l'arte
de' farsettoni a l'unghera manera, e stretti in tal matera vanno nel corpo, sì che 'l ventre torna nel grosso petto ove ciascun s'adorna.
Maniche e manicon tanti e diversi veggio, ch'appena io contar li posso; non è corpo sì grosso che non entrasse ov'alcun braccio posa.
Con cioppe e con gabbani di più versi e maniche che pendon sovra 'l dosso, ciascun di forza scosso par, sanza braccia o monco d'ogni cosa.
La calza, dove ella sta più nascosa, atorniata è da diversi lacci con groppi e con legacci, portando punte tali alle scarpette,
che le più larghe vie a lor son strette. Le nove forme e foggie tante e tali mi fan pensar onde alcun nato sia: mostra tal di Soria
e tal d'Arabia aver recato i panni; tal par ch'aggia veduti quanti e quali paesi abbia l'Egitto o l'Erminìa; alcun par stato sia,
qual col gran Cane e qual col Presto Gianni. Non scrisse Livio tanto ne' suo' anni, quant'io arei a scriver, a contare quel ch'i' ho veduto usare
e veggio ognor, Fiorenza, ne' tuo' figli, sanza donarti aiuto o buon consigli. Canzon mia, va dove 'l disio ti mena, e dove piace a te tuo' versi spandi:
a piccioli ed a grandi dì che colui è fuor d'ogni salute, che foggie cerca, e fugge ogni vertute.
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