Fiorenza mia, poi che disfatt'hai le cerbiatte corna della superba e crudel famiglia, festa déi far più che facessi mai,
perché se' fatta adorna dove più mai non ficcasti l'artiglia: sempre da lungi v'eri mille miglia; ed ora il Re superno
col suo aiuto etterno ha donna sopra loro te essaltato in piccioletto tempo, punendo loro del passato tempo.
Festa dée far chi vive in questo tempo, che per lo mondo vassi, ché vede quel che mai non vide alcuno; però che molti fur, tardi o per tempo,
rubati in questi passi, ed ancor morti antichi di ciascuno; che non si taglia bosco, selva o pruno, che non v'abbia cataste
di teschi e membra guaste. Ed ora è surta la giusta vendetta tra lor spilonche e monti, con uccision cacciandogli de' monti.
Festa dée far insin di là da' monti, da lo Quarner di Pola, confin d'Italia, al Faro di Messina; ancor più là gli Ungheri e Schiavi monti,
ed Alamagna sola più ch'altri dée goder la lor ruina, perché gli suo' romei sentian rapina, da questi essendo spersi
con tormenti diversi; così Inghilesi, Fiaminghi e Franceschi, e qual è sulla terra, ch'andava spesso d'una in altra terra.
Meglio è che vinto aver la Santa Terra aver vinti costoro, tra cui viandanti convenian passare; però che lupi in guato mai a terra
non feron tal dimoro, veggendo pecorelle insieme andare, come facean per ciascun rubare, non riguardando frate
né prete né abate né pelegrin né alcun mercatante, dispettando il leone, che gli ha sommersi, e non nel mar Leone.
Credettonsi tener Castel Leone, di furto avendol preso, tant'era su montata lor superba; ma e' fur presi da maggior leone,
che ha disfatto e teso ogni castel ch'avean su la verd'erba. Nulla del lor per lor più non si serba; posson volar sanz'ali;
tant'han saltati pali, che dentro da lor core un se n'è fitto, acciò che sentan morte, perché vivuti son de l'altrui morte.
Canzon, tu puo' mostrar che per la morte che feron molti attorno, inimicando già la città franca, questa stirpe, diversa più che morte,
non fece mai ritorno né prese essemplo se non da man manca; ma tosto spaccia a cui il senno manca, e 'l penter drieto al male
nel mondo poco vale, ché, dopo al danno, chi vuol, non ha patto, e follemente s'erra chi ha perduto i buoi e l'uscio serra.
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