Skip to content
1330–1400

CLXIX

Franco Sacchetti

Fugga, chi sa, dove non regni morte, e non si fugga chi aspetta soccorso, po' che la morte sì 'l mondo spaventa. O turba umana, è nova questa sorte?

Non fu trafitto Adamo da tal morso? E ciaschedun convien che così senta. Sapriemi dir chi più qui s'argomenta, se mai nessun poté fuggir da questa?

Fuggì mortal tempesta Abràm, Isàch, Iacòb e Moisè, Aaron e Iosèph e Iosuè, Maccabeo, Sangàr e Gedeone,

Davìd e Salamone, Isaia, Ezechielle, Ieremia, Eliseo e Danielle? E qual già mai fu ne la vecchia legge,

che non venisse a tal condizione? Nessun vivo si legge, se già non fosse Enoch con Elia, che son là dove a Dio s'offese in pria.

La sapienza di que' Greci sette mostrò lor tanto che tenesson vita? O 'l filosofo grande sì perfetto, o chi 'l seguì, o più diverse sette,

Pittagorici, Stoici, o l'infinita d'Ercole forza venne a tale stretto? Ebbe Dedalo in arte qui effetto? Difesesi Avicenna o Ipocràte,

grandezza o potestate ch'avesse Nino o Alessandro o Xerse? La ricchezza di Dario e le diverse voglie de l'oro ch'ebbe Crasso e Mida,

e chi più ebbe fida ne le divizie voglia, poté ricomperarsi da tal doglia? Campò il suono Anfione o Orfeo?

Campò Virgilio o Tulio queste strida Alfonso o Tolomeo? O ciò che fe' Annibàl e l'Affricano o Cesar o Pompeo o Ottaviano?

Non venne a morte l'alto Re superno che è somma vita? E noi tutti mortali cerchiam pur vita ov'ogni vita more! La Madre e' suo' scolar, s'io ben discerno,

vergini ed eremiti tanti e tali, e qual più mai a Lui fu servidore, tutti moriamo, e nessun stia in errore! Fede ne fa il passato e 'l presente,

e chi vede e chi sente e chi ricorda molti che già furo, e chi pensa al partito che è sì duro ch'appena alcun è che viva cent'anni.

O miseri inganni, che monta mille giorni penar d'andare ove non è chi torni, e sempre far più trista e grieve salma,

fuggendo pur li corporali affanni, e sia che vuol de l'alma? Ché per lo corpo vile ognun s'ingegna, ma rimedio nessun per l'alma degna.

Ognor ci aspetta questa in ogni loco, e, non sappiendo quando, come o dove, in ogni loco vuolsi aspettar lei; no' ce n'andiamo, e non a poco a poco,

ma come 'l polso batte, così move nostra natura, e corre a tal omei. Lasso, che son più che de' sette sei, che fanno de la vita tanta stima!

E non pensan la prima sepoltura materna che conduce, e l'altra, dove il fin tosto riduce, e quanto è dolce qui il nostro canto;

che con dolore e pianto comincia l'uom che nasce, e come segue infin che più non pasce. Vana speranza, dove se' involta,

ché ogni cosa qui, che ami tanto, convien che ti sia tolta, e, dispogliata dal corporeo velo, guai a l'alma che ha perduto il cielo!

Dunque, che monta tanto affanno darsi d'andar per piano e per monte e per valle, cercando terra di più sana riva? È loco alcuno ove uom deggia fidarsi,

o che schermir sì sappia in questo calle, che non s'apressi a chi la vita priva? Truovisi chi più sano che altro viva, che 'l corpo suo non abbia qualche morbo;

ma dove è ciascun orbo, chi può sanar la mente, e non la sana. Natura inrazionale e non umana, che sì dal nostro Padre ci diparte!

Più ingegno e più arte si trova a la formica, con più giustizia l'ape si notrica, e più che noi costante è la finice.

Qual come tortorella è casto in parte? O secolo infilice, virtù non è dove dée stare virtute, e virtù segue chi non ha salute!

E questo viver più falso che vero per conservare, si prova d'ogn'erba, ugnendo vene e polsi con le corde. L'un dice: - E' non si vuol alcun pensero -,

che nol può far chi 'l suo peccato serba, per lo 'nteletto che pur si rimorde. Chi dice sano il gioco, ove si morde il corpo contro a Dio, e l'alma tutta,

chiamando vita asciutta usare il vino e far conviti apresso. O quanti mali nascon spesso spesso, che 'l forte e 'l sano ne perde il vigore

e 'l giovene il valore, dico, pur de la gola: ché tanto ha di possa questa sola, che chi la segue in molti vizi corre:

con tanto cieco e bestial calore il ventre si soccorre, come dovesse caminar satollo, per non morir cercando mortal crollo.

Chi vuol sapere onde tal caso vene, e cerca Iupitèr, Marte e Saturno, guardando il cielo con gli altri pianeti; chi dice mal, chi si conforta bene;

chi dice che combatte Enea e Turno, chi ritruova le stelle in alfabeti; chi dice l'aere aver fatto reti di coruzion, dove chi sta, non campa;

chi dice che s'avampa la terra d'un calor che questo infonde. Colu' che 'l suo iudizio non nasconde, mi fa pensar che ciò da noi procede,

o per mancar di fede, o per corpo, che è stracco di tal soperchio, che si guasta 'l sacco: l'uno a Dio, l'altro a natura offende,

sì che no' stessi facciàn di noi prede. Misero chi riprende o cielo o aere o stella o acqua o terra, quando da lui germoglia la sua guerra!

I' so, canzon, che tu serai contesa, non da chi viver sa, ma da chi brama di viver sempre in vita tanto amara; lascia pur dire, segui la tua impresa,

e 'nfine il detto di Seneca chiama: come dovessi viver sempre, appara, e vivi come ognor deggi morire: chi questo fa, non può già mai fallire.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CLXIX · Franco Sacchetti · Poetry Cove