Benedetta sia la state, che ci fa sì solazzare! Maladetto sia il verno, ch'a città ci fa tornare!
No' siam una compagna, i' dico di cacciapensieri; per foresta e per campagna sempre andiamo volentieri:
re, baron, donne e scudieri, tutti, al suon d'una campana, su Marignolla sovrana coriamci a ragunare.
E' ci è il re di Matte-strade e 'l sir di Monte-fiasconi e 'l conte de le contrade de' Cummini e Tartaglioni,
e 'l marchese de' Valloni e 'l cont'Ugo de la Valle e quel de lo Scuro-calle, che fa sua magion conciare.
Ècci il sir Casteletto e quel di Rocca-afforzata e 'l marchese del Boschetto e' conti di Piazza-erbata;
maliscalco di brigata è lo doge di Peschiera, che per ciascuna rivera la sua boce fa sonare.
Altri assai d'atorno atorno vegnon a la nostra insegna, come il sir di Valdintorno e quel de la Ripa-degna
e lo re di Pian di Legna e lo sir di Colombino e quel di Poggio-petrino col Morocco d'oltre mare.
Sempre danze e rigoletti con diletto e gioia ciascuno: vecchi come giovenetti, non è differente alcuno.
Siam cento e siam uno in un animo e volere; ciascun grida pur: - Godere! E muoia chi non vuol cantare! -
D'amor suoni e vaghi canti ed in ballo e fuor di ballo: donne e pulzelette avanti cantan dolce sanza fallo,
e non fanno intervallo, ché, come l'una ha cantato, l'altra ha tosto incominciato, sol per gioco e festa dare.
Il senno e la contenenza lasciam dentro a l'alte mura de la città di Fiorenza, sì che non ci sia paura
che compagna o gente fura cel possa rubare o tòrre. Così nostra vita corre, e me' ch'io non vi so contare.
Dunque, se la state manca e vien sù la fredda brina, la brigata divien stanca, ognun si parte a testa china.
Già la neve s'avvicina e 'l bel verde e' fiori asconde; il vento caccia le fronde, e ciascun se ne vuol andare.
Ballata, truova coloro per li qua' creata fosti, e dì lor sanza dimoro che dal verno ognun s'arrosti
e col buon piacer s'accosti fin che torni il vago tempo; ed alor ciascun per tempo si cominci a rasegnare.
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