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1330–1400

CCXIII

Franco Sacchetti

Cari signor, collegi e consolari, che tra gl'incendi, romori e ruine la republica aveste nelle braccia; mirate i giorni preteriti amari,

che furon tutti essempli e discipline di Que' che vuol ch'ognuno in pace giaccia. Certo, mirando nella vostra faccia, veggio risurta la Prudenza degna,

che con saggio consiglio altrui governa. Non è chi 'l ver discerna nel loco dove questa virtù manca. Gittata la trovaste da man manca;

or con voi siede e regna. Seguitela, per Dio, ché vostra pace con seco porta, ed ogni ben verace. Rimessa avete la Giustizia santa

ne la sua seggia, che vi dà ragione e verità contra le false guance. Questa giacea lebbrosa tutta quanta, povera, nuda, cieca ed in prigione,

la spada rotta, e 'n terra le bilance. Spezzate son da voi le inique lance, che potevan offender gli inocenti, e spento ogni veleno, e svelta l'erba

di condizion superba, e de la vile diradicato il seme. Del vostro stato omai alcun non teme, perché mezzane genti

reggon, ed ogni mezzo sempre essalta; dal mezzo quasi mai non vien difalta. La Temperanza, che fa l'uom morale e dà il modo al viver con costume,

nelle porcine stalle era condotta; questa ne l'ultima ora era, mortale, e voi con chiaro e valoroso lume l'avete tratta di sì trista grotta,

specchiando in lei la vostra mente dotta, onde soverchia turbazione o ira o sfrenato apetito non v'accende. Per questa si diffende

l'alma, il corpo ed ogni ben terreno: dove non regna, ogni signor vien meno. Ben giunse a questa mira Sardanapalo e Roboam e molti,

ch'a seguir le lor voglie furon stolti. La costante virtù somma, Fortezza, ch'avea perdute tutte le sue membra, sanata avete, e messa nel suo loco.

Sanza costei non può esser fermezza; sanza costei riposo non s'assembra; sanza costei ciascun rettor può poco. S'io dico il vero, il sa chi vide il gioco

già de' maggiori e de' minor, da poi che si e no, fa e disfà in un punto seguivan sanza punto. Se que' che regge non s'attiene a questa,

qual è maggiore a' popoli tempesta? Dunque, s'io penso a voi, terra inferma e stato sanza legge per voi con forma si mantiene e regge.

Canzon, a' mie' signor ti rapresenta, e con lor ti ralegra, come quelli che drieto a ria fortuna han dolce tempo. Umilemente a ciaschedun ramenta

che tutti i buoni faccian lor fratelli, e faccia ben chi può, quand'egli ha 'l tempo. Pruova ne fa il tempo, ché tal d'offender ebbe il laccio teso,

che poi da quello è giustamente preso.

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