Messer Filippo mio, io mi conforto,
po' ch'io udì' dove sète rettore,
pensando a quel signor di gran valore
che v'ha introdotto nel suo dolce porto:
giovene valloroso, saggio e scorto,
non Mala-testa, ma assai migliore
che non si trova in alcun signore
che segga dentro ne l'italico orto.
E voi, che sempre de' suo' par' bramoso
foste, già mai sì lieta fortuna
non v'adivenne per vostro riposo:
se ne fosson assai sotto la luna,
il mondo, che appare sì tenebroso,
con luce chiara tornerebbe a una.
Nol vidi mai, d'amarlo non mi stanco:
racomandate a lui suo servo Franco.