Re Carlo primo fu grande uomo e fèro, naso aguglino, e visse anni sessanta con gran virtute e con ingegno altèro. Carlo secondo nacque di sua pianta,
grasso, con viso angelico e bello, e la sua vita durò altretanta. Di costui nacque il buon Carlo Martello, bello, e trent'anni avea pria che morisse;
e san Luigi, che fu suo fratello; e 'l re Uberto, che sì degno visse (propio è dipinto a la Parte in Fiorenza); ancor messer Filippo, che si scrisse
bello e gran naso, e di Taranto prenza, che giunse insino a' cinquantacinqu'anni. Apresso, grasso, con bassa apparenza fu 'l duca di Durazzo, messer Gianni:
anni cinquantatre fe' suo mestieri. E messer Pier Tempesta in questi scanni, leggiadro e gentilesco cavallieri, trentasei anni in vita fe' dimora;
e 'l giovene Ramondo Berlinghieri imberbe, bello venne a l'ultima ora; e la reina di Raona, Bianca, tre e quarant'anni visse; e Dianora,
che di Cicilia fu regina franca, morì di quarant'anni; e queste due sorelle fur de' sette, e 'l dir non manca: ché ciaschedun de' nove detto fue
genito del secondo Carlo e figlio; e di costor veggiam chi nacque piùe. Fu di Carlo Martel nuovo asomiglio il bel Carlo Martel, re d'Ungheria,
che 'n sessant'anni mancò suo consiglio. Del re Ruberto nato par che sia il duca di Calavra, messer Carlo, che 'n quarant'anni finì la sua via:
signor fu bello, sento nominarlo. E del prenza Filippo, se 'l ver stimo, sei figli furon, come apresso parlo: Carlo, di Romania dispoto, il primo,
che più che ventiquattro anni, accerto, in questo mondo non salì sublimo. Secondo fu lo 'mperadore Ruberto, barba tonduta, pieno e di bel volto:
anni cinquantaquattro visse aperto. E 'l re Luisi, bello e lieto molto, naso camoscio e barba lunghetta, compiuti anni quarantatre fu tolto.
Filippo imperador, poca barbetta, gentile e bello, il quarto figlio, in vita stette anni trentasei; e di lor setta sorocchia fu madonna Margherita
di Scozia d'Andri, grassa e naso grande, e 'n cinquant'anni abandonò la vita. L'ultima fu, nel nome che si spande per madonna Maria, bella ed umìle,
che non mangiò vent'anni sue vivande. Di messer Gian di Durazzo, gentile, grande in persona, messer Carlo nacque, nomato di Durazzo nel suo stile;
negli anni trentasei a Morte piacque. Ancor messer Luigi di Durazzo complesso e bello, fuor di vita giacque in quarant'anni; e 'l terzo in questo spazzo,
messer Ruberto, visse anni ventotto, bel cavalliero e pien d'ogni solazzo. Del re Carlo Martel d'Ungheria, dotto, re Lodovico, bel, con labbra grosse,
nacque, e tenne tre reami sotto; e 'l re Andrea (che), ben che guercio fosse, sugli anni ventitre belissimo era, quando tradite e sperse fur sue posse;
e 'l duca Stefan in fraterna schera con questi fu, belissimo in persona, e 'n anni trentadue scurò sua spera. Del duca di Calavra, come sòna,
nacque madonna Giovanna reina, che mantenne me' ch'altra sua corona, tenendo Puglia e molta altra marina: magra né grassa, bella e 'l vito tondo,
dotata ben dalla virtù divina, d'animo grato, libero e giocondo, prudente e saggia, come ancor si dice, anni cinquantadue visse nel mondo.
La sua sorella, Maria imperadrice, di quella propia forma fu, ma essa morì d'anni trentotto assai filice. Di Carlo di Durazzo la duchessa
Giovanna bella fu figlia discesa: vivette anni vensei, e fu complessa; e l'altra detta fu madonna Agnesa, di forma altèra, e visse anni tanto
quant'ore dì e notte fa compresa. La terza porta di bellezze amanto, madonna Margherita, e non si tace che giovenezza adorna le dà vanto.
E di messer Luigi fu verace, di Durazzo, un gioven di valore, messer Carlo nomato della pace: divenne re di Puglia e 'n tale onore
sua donna fe', e regina, Margherita; e disiando d'esser re maggiore, mancata a Lodovico la sua vita di sessanta anni, andò e prese il regno
in Ungheria, faccendo gran salita; là dove traditori di tal segno, nimici di virtù, con falsa spene, invidiosi di signor sì degno,
condusson questo re a mortal pene, che circa anni trentatre vivette, nel colmo essendo, come spesso avene. Di Lodovico re figlie dilette
furono due: la prima non partio, ché dietro a lui re Maria stette. Poi a Gismondo in moglie aconsentio, di Brandiborgo essendo marchese,
e così d'Ungheria re salio. Giovine e bella costei morte prese, di ventott'anni, e 'l francesco erede buemmo diventò, com'è palese.
L'altra, Aldovica, ch'oggi ancor si vede regina d'Appolona, in giovin tempo col suo marito quel regno possede. Del duca Stefan solo venne a tempo
la imperadrice, di Filippo moglie, imperador di Taranto al suo tempo. Di Carlo terzo solo oggi s'acoglie re Lancislao, e Giovanna sorella,
che in Gaeta andò contra sue voglie con la sua madre, ché gente novella col re Luìs d'Angiò in Puglia venne, Napoli avendo. E Lancislao in quella
stette più anni, infin che 'l tempo avenne, con gran prudenza il regno racquistando, e 'l re Luìs in Francia la via tenne. In Napoli con sua potenza intrando
l'anno dinanzi al milequattrocento, a dì nove di luglio, e ciò pensando, Fiorenza fe' gran festa per l'avento, resurto di tal stocco, ch'altro ch'uno
non era al mondo più, se 'l vero sento. Piaccia a Colui che sopra tutti è uno e che di nulla ogni cosa dispose, conceder per sua grazia tanto muno,
che di lui scendan degne e valorose famiglie, ampliando la sua gesta, se mai si ristoraron altre cose, tenendo sempre Puglia in lor podesta.
Cookies on Poetry Cove