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1330–1400

CCIII

Franco Sacchetti

Regnando Ugo Ciappetta, come scrissi, saggio e possente anni venti interi, Ruberto succedette, e non partissi dalla Scrittura e da' dottor più veri:

cherico fu, cattolico e santo, re dodici anni con pensier sinceri. Po' il figlio Arrigo resse d'ogni canto anni quarantanove, e Luìs Grosso

seguì anni trentuno in tale amanto; e poi Luìs pietoso, che commosso fu sempre con pietà ed umil arte, di virtù pieno e d'ogni vizio scosso;

sua moglie fu la contessa di Ciarte, nata della gran ca' di Normandia, e discesa per madre dalla parte di Carlo Magno sua genelogia;

regnò anni quaranta e tre aggiunti. Poi ebbe il figlio di lor signoria, Filippo il Bornio, co' pensier congiunti d'ardire, di vallore e di prudenza

accrescendo il reame a molti punti: fece il passaggio, e con gran potenza; poi, sedici anni di Cristo con mille, quarantatre regnando, fe' partenza

di questa vita; ed a lui succedendo Luìs, il qual regnò tre anni, ed ebbe, della reina Biancia discendendo, che dello re di Spagna figlia crebbe,

quattro figliuoli: san Luìs fu 'l primo, e questo re di Francia dir si debbe; Ruberto conte, che d'Artese stimo, fu il secondo, e 'l terzo Alafrante,

di Lanzona e Pittier conte sublimo; il quarto, Carlo, di Proenza conte, duca d'Angiò, che per valor e senno, il papa e' suoi, commossi di lor sponte,

re di Cicilia e di Puglia fenno, perché per lui venne contro a Manfredi: ed in quel regno là i suoi si denno. Tornando a San Luìs, con fermi piedi

il conte della Marcia e d'Inghilterra lo re sconfisse; e, per aver merzedi, oltre mar se n'andò a muover guerra verso Damiata, e presso a la Monsura

con Carlo suo fratel fu preso in terra. Morì 'l conte d'Artese in tal sventura, ed egli dal Soldan molto tesoro ricomperossi, e poi con maggior cura

fece il passaggio, e sanza far dimoro a Tunisi n'andò, po' venne manco per morte, andando l'alma a degno coro, anni milledugensettanta ed anco

che Cristo venne; ed anni quarantotto regnò, e di ben far mai non fu stanco. Dopo costui, suo figlio, mastro e dotto, Filippo, re di Francia degno fu;

passò in Araona, e lì di botto morì, quattordici anni essendo o più regnato; e di Raona fu sua donna, ch'ebbe due figli belli e con virtù:

Filippo il Bello, di biltà colonna, il primo fu, sì come dice il verbo, portando anni ventotto real gonna. L'altro fu Carlo di Valòs, ch'acerbo

morì, dilletto avendo di far caccia, che sempre in quella affaticò suo nerbo; fu nominato per un'altra faccia Carlo Sanzaterra. Or torno a quello

che, conseguendo, lo mio stile avaccia. Tre figliuoli lasciò Filippo il Bello: il primo fu Luìs, re di Navarra; Filippo, di Pittier conte novello,

fu il secondo; e Carlo non si sciarra che conte della Marcia fu, il terzo. E morto il padre lor, come si narra, furono re, ma poco durò 'l scherzo,

regnando prima l'uno e l'altro retro, poco contenti di lor donne, in terzo: sanza eredi fur, se 'l vero impetro; Luigi ebbe un figliuolo, e ne l'etate

di venti dì si ruppe come vetro. Giugnendo Carlo a tante maestate, che fu il terzo, tosto a morte giunse, vivuto essendo sanza aver bontate.

Lasciò la sua cugina, che congiunse, gravida, e venendo il dì del parto, di lei una figliuola al mondo munse. In questo mezzo era il reame sparto,

re non avendo; ma 'l governo tenne Filippo di Valos, suo cugin arto, di Carlo di Valos che figlio venne, infin che nata fu questa fanciulla:

onde niun maschio da costor divenne. Allora gli baron, veggendo nulla di questi tre, Filippo incoronaro, correndo l'anno ch'ancor non s'anulla,

milletrecenventotto, e signor caro fu con valor, e sconfisse i Fiaminghi, dove a Casella sua forza provaro. Acciò che tu, lettore, più oltre attinghi,

morto costui, Giovanni re, suo figlio, fu tredici anni, e ne' guerrieri aringhi contro Inghilterra, e non sanza periglio di battaglie e sconfitte d'ogni sorte,

con lunga guerra e con aspro consiglio. Sei figliuoli lasciò dopo la morte: il primo, Carlo, in suo luogo vestito, quindici anni regnando saggio e forte;

Luìs, duca d'Angiò, che 'n Puglia gito finì i dì suoi; e Giovanni ancora, di Bery duca; e Filippo Ardito, che di Borgogna il ducato l'onora,

conte di Fiandra e di Vermandoìsse, in cui ventura con virtù dimora. La reina Ioanna ancor si disse sua figlia, e sposa del re di Navarra;

e Lisabella, qual par che venisse al conte di Virtù, come si narra, sposa real tra le lombarde mense, che ampliò la fama in ogni sbarra.

Di Carlo un altro Carlo non si spense, che oggi regna; e suo carnal fratello vive Luisi duca d'Orliense, il quale e di sua carne e di suo vello

del conte di Virtù figlia, sua moglie duchessa tene, e duca è fatto quello che era conte; sì che per due soglie di duca in duca duchessa è venuta,

come consenton le mondane voglie. Insino a qui la mia rima è compiuta, ché più oltre non è di tal semenza, ma nel futuro poi fia conosciuta.

Giovene Carlo, re di gran potenza anni milletrecentonovansei fe' lega con la città di Fiorenza.

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