Solien mangiar gli antichi delle ghiande e d'ogni frutto di terra selvaggio, e il lor beveraggio era acqua di fiume e di fontane.
Oggi a ognor vogliàn mutar vivande, e ciascun vòle a·ssua mensa il vantaggio, e quel cuoco è più saggio, che·lle sa far più dilicate e strane.
Non ci basta i·buon vino e il buono pane e della carne lessa e ancora arrosto: sia quanto vòle il costo, niente ne curiam, e alla terra
e all'acqua e all'aria facciàn guerra. E abbiamo ordinato che gli uccelli piglia l'u·l'altro a·nnostra pitizione, lo sparviere e 'l falcone
e·ggirfalco e·ddi più altri assai, anitre gru fagiani e pagoncelli istarne e quaglie d'ogni condizione pigliano alla stagione,
e per molti altri modi dià·lor guai. La nostra gola non si sazia mai, e poi che inanzi gli abbiàno arrostiti, ' aguzzar gli apititi,
chi vòle arance e·cchi vòl la cipolla: così mettiam lo stomaco alla gola. Le selve e' boschi no·llasciamo istare, ma con veltri e mastin sià·llor dintorno,
e sempre a·ssuon di corno pigliando lepri e altri selvaggiumi. Chi vòle e puote invita poi (a mangiare) gli amici suoi, e·ffa il convito addorno,
dove sanza soggiorno molti savor si fanno per costumi. Non è che·nnoi beiamo acqua di fiumi, ma buon vermigli e bianchi, e malvagìa
che vien di Romania, e altri vin solenni e·llavorati, costin che voglion pur che·ssian trovati. All'acqua ancora, per aver del pesce,
facciàn gran guerra con giacchi e tramagli e tanti altri travagli, ch'i' per me no gli saperei contare. Il pescare a·mme tanto m'incresce,
ch'i' non so a qual fatica i' me l'agguagli, perché mi par ch'abagli più che 'l cacciar (coi cani) o uccellare. Il nostro pesce, sanza quel di mare,
niente basta a·nnoi divoratori e co molti savori vogliàno pesci e uccelli e animali, che non basta, a·cciò, gli speziali.
Ancor non son nostre gole contente, ché, sanza le frittelle sambucate e torte inzuccherate e·mmigliacci con ogni ghiottornia,
confetti prima, e·ppoi uttimamente vogliàno de' marzapani e·ccedrate, pinocchiati e zuccate, secondo che pe' tempi si disia.
Ancor vogliàn con dolze melodia, con istormenti e canti trastullare la cena e 'l desinare. Ma·cchi tien questi modi, al parer mio,
né della morte pensa né di Dio. Canzon, ben ch'i' non sia temperato com'i' dovrei nel mangiare e nel bere, pur m'è a·ddispiacere
chi non tiene, alla mensa, mano al freno. Bella cosa è a·vvivere ordinato e mortalmente pecca, al mio parere, chi·sséguita il volere,
credendo viver per empiere il seno. Ma·ccerto fia chi viverà di meno, perché il soverchio lo stomaco guasta; e dice il Savio: - E' basta
che·ll'uom si dé' per viver notricare, e non dé' voler viver per mangiare.
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