Amico mio, quando vai per rettore, la prima cosa, cerca avere onore: prudente, iusto sie e temperato, d'animo forte e per nessun piegato.
Quand'entri nell'officio, il giuramento piglia, ed ottien con buon proponimento; il bando tuo per tutto fa mandare, e poi t'ingegna di farlo osservare.
Non pigliar parte: ciascun mena a tonda, navicando con tutti alla seconda. E nel principio abbi la tua famiglia; dell'onor tuo gl'informa e consiglia:
che giuoco non si tegna nella corte; sanza licenza non escan di porte. Il primo che si levi la mattina fa che sie tu, per dare buona dottrina;
e l'ultimo la sera va a letto, e troverai se 'n casa fia difetto. Ogni atto civile e criminale per te si vegga quanto pesa e vale.
Quando il cavalier va a la cerca, guarda non faccia altrui cosa soverca; e 'l tuo palazzo fa tener serrato, sì che tu sappi chi è fuor andato;
la notte, chi non va col cavalliero, nessun d'uscir di casa sia leggiero, se col notaio di guardia non andasse, quando la terra atorno si guardasse.
E spesso fa de' fanti la rasegna, sì che tu sappi ognun che via tegna. Ber e mangiare fa dare al canavaio, sì ordinato che niun tragga guaio
e vada alla taverna a far doglienza, mangiando e beendo a credenza: la qual per bando fa che nessun sia ch'a lor la faccia per alcuna via.
Quando anderai al banco alla ragione, apri gli orecchi a ciascun sermone, e dà favore al menepossente; la vedova e 'l pupillo ti sia a mente,
che non ricevan, contra ragion, torto, per usar forza, dove il grande è scòrto: niuna cosa fa rettor sì degno, come abassar chi si fa troppo segno,
e aumentare ogni pecorella, sì che dal lupo sia diffesa quella: per questo verso è giusto il rettore, per altro modo si può dir rattore,
però che lo rettore sostiene e regge, e lo rattore rapisce e scoregge. A voler ben fuggir questo difetto, di prender doni fa che tu sie netto,
perché 'l possente al rettor presenta, l'altro nol fa, ché in povertà stenta: questi presenti placan spesso altrui, non guardando ragion né che né cui.
Se pur tu pigli alcuna volta dono, non metter la ragione in abandono, a ciò che tu non sie colto all'esca, ch'a Dio e 'l mondo tua fama putresca:
però che chi dà la sentenza tòrta, in sé iustizia e ragione amorta: a restituzione tu se' tenuto a chi per questo ha 'l suo piato perduto.
Adunque tieni ognor ritta la spada, se vuo' che la tua fama chiara vada, punendo ancora sì nel criminale, che non sie fiero in chi poco vale;
non faccendo com'oggi molti fanno, ch'a' ladroncelli tosto forche dànno, e' gran ladron fingon di non vedere, ma trescan per la corte a più podere.
Non è rettore chi segue via tale, ma pessimo, crudele e micidiale; la gente corre a veder tal iustizia, che le più volte si può dir nequizia,
perché la legge ha determinato per primi furti l'uom non sia impiccato: scopar e suggellar, mozzar l'orecchio la legge ti dimostra e fatti specchio.
Ma la stoltizia di molti condanna, perch'una falsa oppinion gl'inganna, che d'onor credon farsi una ghirlanda, quando alla morte ognuno più ne manda.
Egli è il contrario, perché l'onor viene a chi la gente col suo freno tiene, che nel suo tempo niun delitto fanno, e li rettori a condanar non gli hanno.
Un altro caso aviene: che spesso in colpa si truova il grande, e sùbito si scolpa, e 'l minimo è fatto confessare, e tosto a morte si vede menare.
Questi rettori al ragnol affiguro, che nella buca stanno dentro al muro: se alla buca viene un mosconcello, sùbito esce fuori e piglia quello;
ma se un calabron quivi si face, dentro si tira, e per paura tace. Guârti da questi così fatti casi, che fanno li rettori d'ogni onor rasi,
e sempre ti disponi, quando vai, di sofferire anzi tormenti e guai, che il nocente già mai tu proscioglia, né sanza colpa altrui la vita toglia.
Audienza dà spesso e umilmente, e sia chi vuol, ogni maniera gente: cosa non è ch'a' sudditi più piaccia, perché per quello udire ragion s'avaccia,
e per l'udire comprendi ciascun atto che ti dimostra la ragione e 'l fatto; e non credendo ad alcun lusinghiero, che con lode ti metta al cielo Impero,
ché le più volte lodano in presenza, e biasiman come sono in esenza. Non guardar donna per vizio carnale, perché i terrieri l'han forte per male;
e molti già mal arivati sono per darsi a questo vizio in abandono; e la famiglia tua tieni in tal stretta, che in tal fallo niun s'ardisca o metta;
né di far danno delle cose altrui non li lasciare, ma guarda come e cui. Non tòrre diritto, se non quel che déi, e avra' lode e da' buoni e da' rei.
Dimesticarsi con li tuo' suggetti e tu con la famiglia siate netti; e d'ogni atto di baratteria fa che la mano pura e netta sia;
e l'ultima conclusione è questa, che spesso è penale della testa. Così faccendo, gloria, onor e fama adorna il rettore ed a sé il chiama,
e vanne con la grazia di ciascuno, e che ne dica male non si truova uno. Ma miseri son ben tutti coloro che son sì ciechi in acquistar tesoro,
che di vergogna pria voglion corona, avendo ben rubato ogni persona, non pensando al dolente e tristo mondo, come i più ricchi ha già messi al fondo,
e come sindacati sono alfine dinanzi al Re con potenze divine; dove acquistato hanno in sempiterno l'ardenti pene del suplizio etterno,
e han perduto la gloria santa, dove con sommo gaudio vi si canta; e nel mondo han lasciato, ove si dice, la 'nfamia lor, come a la morte lice:
però ch'allora l'uom più si conosce, parlando e de' beni e de l'angosce; e tutti li denari ch'acquistò mai non lo trarieno d'un picciol de' suo' guai,
ma fian rimasi, come incontra spesso, a tal che non faria un ben per esso: e questo è 'l guadagno che s'acquista, che 'l corpo e l'alma sempre se n'atrista,
e nel fine del ben si dice bene, così del male ciò che si convene. Ancor si conta di Bruto romano, di Fabrizio, Catone e d'Africano,
e così fian ricordati sempre e loro ed altri di famose tempre, che furon giusti al mondo e valorosi, e per tal fama mai non fiano ascosi;
così per e converso altro suon grida Giugurta e Catellina, Crasso e Mida, Sardanapalo e molti con Nerone, in difamare lor prava condizione,
e sono tanti, l'una e l'altra parte, che ben lo sa chi ha lette le carte. Se ciascun penserà a quel c'ho detto, utile fia, s'avrà buon intelletto:
considerando al nostro tempo breve, che dura meno che piccioletta neve, seguirà sempre quella legge antica, e nel fine de' versi qui si dica:
- Fa ad altrui quello che a te faresti, e' panni del compagno spesso vesti; e se navicherai su questo legno, buon porto troverai in ciascun regno.
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