Meglio serìa a stare tra le marmotte
o tra le zolle sempre come terchio,
o nella Magra o nell'onde del Serchio,
che voler trasandare con nostre Isotte.
Stando di sotto, dànno di gran botte;
dolc'è 'l veleno, ch'aesca spesso il verchio,
sì ch'ogni corpo ne divien gualerchio,
faccendo gambe e altre membra ciotte.
Così si perde l'alma e 'l corpo manca;
e niun di noi di ciò dé' esser ciullo,
ché ne possiam disputare alla banca.
E 'l vestir bianco non rileva un frullo:
se 'l core è nero ed è torta la zanca,
nel fine si ritruova tristo e brullo.
Però pensiamo al cielo ed alle stelle.
Mandar non posso, or che mi chiedi, quelle.