lodo ch'a cosa che ascosa come fatto mosse
che p commosse, sì che ciascuno bianco fu vestito, andando a procession tutto contrito. Di terra in terra il fatto s'aprese
per molte parti e per ogni paese, seguendo un crocifisso per insegna gente minore e mezzana e degna, uomeni e donne vecchie e giovinette,
insino a fanciulli e feminette. Multi preti e frati per tal guisa di pannolino vestiron questa asisa, e in teologia assai maestri
d'intrare nella procession fur destri. Per nove dì niente si spogliavano né sopra alcun letto si posavano, e ogni dì a procession seguendo,
divotamente s'andavan battendo. Le donne avean un vel dinanzi agli occhi, per levar via i disonesti stocchi. Cantavano divota orazione;
di san Gregorio fu il suo sermone; comincia: "Stabat mater dolorosa", seguendo: "iuxta crucem lacrimosa". (In Orto san Michele ell'è descritta,
nell'altar di sant'Anna, vera e dritta: venendo alle mani a me scrittore, di farla scriver là io fui autore nell'ottantotto, del mese d'agosto,
là dove 'l nostro Signore è disposto). Finito ch'era tra lor questo canto, quasi angosciosi, in lagrime e in pianto, con alte voci e grida di concordia
chiamavan pace e misericordia. A Genova vennon di stran paesi per nove dì, ed a far paci attesi: Spinoli e 'l Fiesco fen pacificare,
che per altrui non si poté mai fare. Così ne fecion di molte altre assai per la riviera, e ciò vero trovai, a processione ogni giorno andando,
e' Genovesi con lor, come e quando. Compiuti nove dì, si ritornoro, ma prima tutti quanti gl'informoro che nove dì facesson penitenza,
con gran digiuni faccendo astinenza, e non dormisson in que' giorni in letto, sempre la croce avendo nel conspetto, con simil processione ciascun giorno
cercando li paesi lor datorno. Per questo verso i Genovesi furo inverso Lucca, a far ognun sicuro di ciò ch'a loro era stato noto
pel popolo là venuto sì devoto; e là di molto bene si fece anco, vestendosi tutta Lucca di bianco. E' Genovesi a Genova tornaro,
e li Lucchesi a Fiorenza andaro con processione e con simile vesta. E così tutta Toscana fu desta a Fiorenza venir col crocifisso,
uomeni e donne col cuor fermo e fisso seguendo quel che pria cominciò uno, con bianca vesta, cantando ciascuno. Così Pistoia venne tutta mossa,
uomeni e donne con ogni lor possa, verso Firenze per sì fatta forma, col crocifisso, in simil canto e norma; e fecion molti beni e molte paci,
con pensier santi, nobili e veraci, di fuor e dentro a fiorentine porte, d'ogni nequizia di fedite e morte. Allora tutta gente fiorentina,
confessata e contrita, una mattina del dottore Agostino degno e santo, con gran processione e bianco amanto si mosson a quartieri ed andar via,
tenendo ognuno per diversa via. Per la gran moltitudine, si prese degli uomeni si fesson quattro prese; e che le donne per più onestate
il vescovo seguisson per citate, e se uscisson fuori, poco sentiero andasson, ritornando a lor ostiero; dietro a costoro seguia tutta gente
ch'a andar troppa via era impotente. E perché dalle ville più vicine correvan contadini e contadine, grande e infinito
ado dava mal partito, queste procession sortille di fuor andasson per le ville. E ancor grande fu sanza misura
la procession ch'era dentro a le mura: più di cinquanta milia fur presenti de la città, a questo far attenti: chi andò fuori e chi rimase dentro,
con la sua processione, pel nostro centro; e que' delle castella e 'l tenitorio in tale afar fur maggior concestorio. Per tutta Italia la fama
sì che ciascun asimi Certi, considerando tanta turba, alquanto fecion la loro mente turba, pensando al fine ed a la conclusio:
"Ubi multitudo, ibi confusio"; e non s'inganni alcun, che qui si svaria, che me' si fa con vita solitaria: come che sia, pregando Dio, io sento
che di moria egli hanno gran pavento; e questo bene fan, po' che gli è bene: non può fallir chi fa ciò che convene. Ma, a voler seguire la via sicura
e l'alma armare di buon armadura e aspettare ognora il mortal colpo, dicendo: - Signor mio, a te mi scolpo -, temenza ho che uomeni manieri,
ch'io sento a questo concorrer leggieri, non si voglian mostrar per ben parere, e sappian, meglio che lasciar, tenere, e sulla colpa non acrescan pena,
se falsa ipocrisia qui li mena, credendo non veder Chi tutto vede, guidandosi con grossa e matta fede: ché tutto sta nel cuore ciò che facciamo,
e Dio vede quanto noi pensiamo. Ma ciascun se ne porta la sua soma; questa superna iustizia si noma, che move dal vessillo
ch'or tanta turba però che gli è il nostro e sopra tutti re superno E chi la croce si pon sul
al mio parere perché por se la per più rispetti, com'io Ancor ciascuno dentro al suo cor cerna
che vesta bianca è di vita etterna, là dove non si vede alcuna macchia, cantando i santi, e là non vi si gracchia. Puro e casto e netto è 'l color bianco,
tra tutti gli altri chiaro sanza manco; grande v'appare sù picciola nuota: però ciascun la conscienza scuota e pensi d'esser candido e lucente,
col cor diritto e con perfetta mente. E come paci spezial si fanno, così signor, comuni seguan tal scanno, ciascun tenendo in pace quel che tene,
non togliendo al vicin quel ch'è suo bene: ché sol per questo si crean le guerre, che fan venire al fine molte terre mandando spesso l'anime a lo 'nferno,
che contra fanno allo Re superno con micidi, rapine ed adultèri, vergini deflorando in vitupèri. Or guardi chi è motor di tanto male,
quando restituisce cosa tale, e' cittadini pensino e' comuni, che stan divisi sempre e non son uni, che tutto 'l bianco per questo si brutta
dalla via fangosa e non asciutta. Vivendo in tempesta ed in travaglia chi vuol che 'l soprastare altrui gli vaglia, cacciando l'altro l'uno in tal diffetto,
quanto più caccian, più cresce sospetto. Non è comune, ma è men che vil borgo chi sta in tale affanno, s'io ben scorgo; e tutto vien da avarizia solo,
che ci dilunga dal celeste polo. E da questo peccato scendon molti, che non lo pensan gli viventi stolti. Molto ci peccan que' comun che sono;
sol un mi pare che aggia da Dio dono, il qual non giace per tal vizio infermo, e sta in acqua, ed è più ch'altro fermo. Adunque, questa insaziabil fèra
empie lo 'nferno, e 'l mondo vitupèra: questa è colei che ringiovenisce nella vecchiezza, e più forte assalisce; questa è mortale e pessima avarizia,
che sempre agogna e brama con tristizia; questa fa sì che quel che altri piglia, tardi si spicca dalle sue artiglia. Però gli altri peccati sei mortali
son più leggieri, levare i lor mali, ché solo al core un penter li bisogna; e qui la borsa col cor si rampogna, d'oggi in domane dicendo: - Ben faremo -,
e giugne il fine, come spesso vedemo; e quando muore e non gli può portare, che altri 'l faccia lascia nel testare; e se vivendo non si rende, certo,
poi che gli è morto, non credo abbia merto. E questa è l'avarizia, che pur strigne, sanza alargare mai dov'ella cigne. Con questa il mondo tutto si consuma,
seguendo quel ch'ebbe nome da Numa: l'un signor, che più puote, cerca sempre di tòrre all'altro per sì fatte tempre; e se glil toglie, già mai non si sforza
render, se non gli è tolto d'altra forza. E così ciaschedun di ruffa in raffa con forza il più che puote sempre acaffa, e que' che reggon, per comuni, stati,
per questo sono molto aviluppati, tenendo pochi quello ch'a molti tocca, non rimovendo mai o core o bocca; e non che mai di ciò si faccia pace,
ma 'ntorno all'osso ognuno è can rapace. Costei con molti mali sempre afflisse (chi non mi crede, legga chi già scrisse), con tradimenti e morti inique e scure,
che per danari han fatto tal misture. Facciane pruova il traditor di Iuda, che fece cosa sì spietata e cruda: per danar trenta il misero mischino
tradì il suo e nostro Re divino. E di molt'altri assai si potria dire, che per pecunia han fatto ogni fallire; ma perché lungo serìa a contarli,
lascerò star la penna a nominarli. L'effetto è ch'io dico a tutti quanti che l'opre nostre stanno ne' contanti; ma poca fede o grossa coscienza
pochi ne fa venire a penitenza, però che questa è cosa che pur costa, e la gente non pare a ciò disposta. Le cose che non costan, facciàn bene,
cantando orazion con altre invene, misericordia e ferze sopra i panni. Così Dio voglia che nessun s'inganni! Ben ha vantaggio il femineo sesso,
che questo vizio non va loro apresso, perché alcuna non ruba e non presta, né per stato con l'altra si molesta; e di molti altri vizii elle son nette.
La vanagloria in loro più ch'altra mette, ed elle tosto si posson salvare, e loro orazioni hanno a giovare; e per lor prieghi molte città stanno,
che verien tosto nell'ultimo danno. Non paia strano ad alcun quel ch'io dico, ché discepol non ebbe, né amico Cristo, ch'alfine non lo abandonasse
e per paura non si trafugasse Per ch e qu
dove Alla ius huomeni dunque s'a lo ardo
Dio d'esaudirletardo Non è però che la femina mo non possa far mal mo; ma molto più si trovan esser bone
le femine oggi che l'altre persone. Quello ch'io dico non è sine quare, perché pur sento dire e mormorare. Ciascun misuri sé, e poi si specchi
in questo picciol tempo anzi che 'nvecchi, non dicendo pur sempre "mio mio", ma renda al suo fratel con atto pio, fuggendo questa maladetta lupa
che l'anima di molti spesso occùpa; e con la bianca vesta salga al cielo, quando fia fuori del corporeo velo.
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