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1401–1479

LXXXV

Francesco d'Altobianco Alberti

Misera e fragil vita, momentanea e breve come sfuggi via lieve! Però cerchiàn quel che meglio c'invita.

Ravediti oramai, riconosci lo inganno, basti il mal che fatto hai, sanza arrogere il danno;

que' c'han provato il sanno come pungon le spine chi si conduce al fine, dove spesso è la via retta impedita.

Questo mondo è fallace: non ti fidar piu in esso, ma, se quel giova piace, dispiacciati ogni eccesso;

esci di compromesso, muta vita e costume, se col vivo e ver lume vuoi ricondurti alla gloria infinita.

Ubbidisci i precetti con prudenza e fervore, e vizi sien negletti con frequenza e terrore;

e sia perdonatore, s'a te non vuoi si nieghi quel di che spesso il prieghi, e sia giusta orazion sempre esaudita.

Consiste insomma il tutto in caritate e fede, ch'allo sperar fan frutto per farsi di Dio erede:

chi intere le possiede nulla altro gli bisogna, ma vagilando sogna chi per questa qua giù l'altra ha smarrita.

Da quello essemplo piglia, che nel diè giusto e netto; tien pur mano alla briglia, dove il passo è più stretto;

fa' pur che 'l proprio affetto corrisponda con l'opra, se la grazia di sopra vuoi conseguire a l'ultima partita.

Tanto è l'alma gradita quanto ella fé quel deve, e tal premio riceve qual poi, secondo il merto, è stabilita.

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