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1510–1574

XXXI

Francesco Bolognetti

Di virtù fonte, Monsignor Campeggio, a cui d'Europa in qual sia regione di valor pari e di bontà non veggio, mentre in voi ferma e salda la ragione

sprezza honori e ricchezze, vi allontana da l'avaritia e da l'ambitione, cose c'han sì gran forza, e ne l'humana mente sì gran poter, da l'altra parte

de la gloria vi fa la strada piana. Né dirvi a bocca, né spiegarvi in carte potrei quanto sia grande il nome vostro, che in ciò vien meno e la natura e l'arte.

La virtù che in voi regna, il bisso e l'ostro d'ogni altro adombra, e con più bei thesori per voi ritorna d'oro il secol nostro. Per cagion vostra a i secoli migliori

questo si agguaglia, e mentre voi sprezzate i falsi, conseguite i veri honori. Mi fur le vostre lettre hoggi portate, e di elegantia in quelle ho visto quanto,

non che ogni altro, voi stesso anco avanzate. Io pur mi volgo intorno, e da ogni canto la virtù vostra ogni hor mi si appresenta mirabil riportar fra l'altre il vanto.

In tutte l'opre degne, pur che intenta vi sia la mente vostra, ogni più raro soggetto assai minor di voi diventa, né d'una virtù sola intorno chiaro

splendete, ma di tutte unite insieme: qual dunque fia che possa girvi a paro? E in ciascuna virtute a le supreme parti ascendete sì felicemente

c'ha di fiorir per voi la virtù speme; e mossa ogni empia, ogni corrotta gente da l'opre sante, e dal pio vostro essempio, contrita a Dio rivolgerà la mente.

Spesso tra me d'alta letitia m'empio pensando che di vera caritade voi sète unico albergo e vero tempio. Tutte non pur d'intorno le contrade,

ma ciascun loco barbaro e remoto sa quanto zelo in voi sia di pietade. Che a voi chiedendo alcun non torni a voto, che per voi l'opra pia dei mendicanti

stia ferma, a chi non è d'Hesperia noto? Quanti hospitali e monasteri, e quanti fanciulli orphani e vedove per voi pregan di cor Giesù, la Matre e i Santi?

Mill'anni e mille il nome vostro e poi le genti celebrar con mente accesa vedransi, al par de i più sublimi heroi. Che di Malta direm? Sì rara impresa,

che in gran parte per voi le forze dome de i Turchi furo e l'isola difesa. Di purpureo capel cinti le chiome visti habbiam molti, che ad un punto spento

seco rimase con la vita il nome. Però conchiudo al fin che l'ornamento vero dentro ne l'animo consiste, la scorza si dilegua in un momento.

Benché offuscate restino le viste del vulgo da la porpora, che splende, molte angoscie però seco son miste. E questo per che chiaro si comprende,

da voi l'honor fugace è vilipeso, che al fermo e stabil vostra mente attende; tanto più sendo voi Signor disceso d'illustrissimo padre, la cui gloria

s'è già per tutto e il valor sommo inteso, tal che ogni libro d'esso, e ogni historia fa mention sì bella, che mill'anni non pur, ma sempre se n'havrà memoria;

e il fratel vostro con purpurei panni illustrissimo anch'ei splende e si noma, spiegando intorno gli honorati vanni. E se non fosse che sì grave soma,

Signor, sempre fuggite, adorna havreste d'ostro anchor voi la venerabil chioma. Ne la vostra famiglia ho già sei teste viste ad un tempo sol cinte d'altera

mitra, e per fatti illustri manifeste. Ma voi da sì honorata e nobil schiera vi ritiraste a più tranquilla vita con gran riposo e con quiete vera,

e la ricchezza, ch'è tanto seguita da tutti gli altri, qual cosa fallace da voi fu con grand'animo fuggita; e vi godete in dolce e lieta pace

il vostro Tusculano, anzi terreno Paradiso, che tanto a tutti piace. Qual potria mai scrittor lodarlo a pieno, eccetto voi, con stil grave e pregiato,

che a meza l'opra ogni altro verria meno? Qual mai lingua, qual penna di lodato ingegno, l'arte usando e la natura narrar potria sì ricco e vago ornato?

Chi la superba e rara architettura de l'edificio alteramente adorno, postovi e studio e diligentia e cura? Gran meraviglia è poi ch'ivi ogni giorno

concorso havendo voi di varie genti c'hor l'un va sempre, hor fa l'altro ritorno, e benché di natura differenti e d'ordine e di età siano e di sesso,

tornan tutti però paghi e contenti, tra gli altri un raro don v'ha Dio concesso, né ritrovate in questa parte alcuno che vi appareggi, o che vi arrivi appresso;

secondate l'humor sì ben d'ogni uno, sian di natura pur diversa e rara, che schiavo eterno vi riman ciascuno. Si aggiunge anchor ch'ogni più dotto impara

sempre da voi, facendo tutta via qual più confusa cosa apparir chiara, sia il dubbio mosso o di philosophia o d'arte di poeta, o d'oratore,

latino o greco, o di theologia. Talhor son stato anch'io più di quattr'hore a tai ragionamenti, che un minuto d'esser stato credea quando uscia fuore.

La prima volta al Tusculan venuto sia chi si voglia, mentre e guarda e pensa stupido resta per gran spatio e muto. Ma che direm di quella copia immensa

di cibi rari e d'ottime vivande che si apparecchian su la vostra mensa? E fra sì lauta voi sempre, e sì grande copia di vini e d'ogni cibo eletto,

ve ne vivete sol d'acqua e di ghiande. Ma poco o nulla ciò sendo a rispetto di quanto dir potrei del Tusculano, contento di quel poco ch'io n'ho detto,

con riverentia vi bascio la mano.

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