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1510–1574

XXVIII

Francesco Bolognetti

Messer'Enea, non mi ricordo mai d'haver passato così bene un giorno, come quel vosco l'altro dì passai. E talhor quando col pensier ritorno

(che m'avvien spesso) a rimirar quel loco di tante cose pretiose adorno, nel cor sento svegliarmi a poco a poco sommo desio con voi d'essere ogni hora,

e pien di tal desio tutto m'infoco. La cortesia del Signor vostro anchora m'infiamma più, cui non Ferrara sola ma tutta Hesperia e tutta Europa honora.

La Fama, il nome suo portando vola con chiari vanni e n'empie l'universo, tal che Italia pria mesta hor si consola. Ma non si può trovar stile sì terso

di raro ingegno, che a dir sia bastante le lodi sue, non che il mio rozzo verso, perché offuscato homai da tali e tante doti, cagion del chiaro suo splendore,

qui taccio e più di ciò non dico avante. Vi prego ben, che al vostro e mio Signore la man basciate, e quella riverenza facciate che si deve al suo valore,

supplicandolo humil per me, che senza rispetto alcun si degni comandarmi, perch'io son servitor di Sua Eccellenza. Di quei varii metalli e di quei marmi,

che insieme aduna, al par d'ogni altro antico, egli è sol degno e d'alti e dotti carmi. Ma torno a voi, dolce honorato Vico, che per tante virtù ben sète degno,

ch'ei v'ami al par d'ogni più caro amico. Maraviglia non è s'altri a quel segno, dove arrivate voi, non sia mai giunto, possedendo sì raro e bello ingegno.

E come a tal proffessione a punto conviensi, con gran studio e gran fatica raro giudicio in voi veggio congiunto. Non cercate di gratia, ch'io vi dica

quanto col Mosto mi chiedeste, essendo cosa che troppo il mio cervello intrica. Sian medaglie, o monete, io non mi estendo a ragionar giamai di cosa alcuna,

se tra me prima ben non la comprendo, mai satio non sarei (se la fortuna tal gratia mi facesse) ogni hor di nuovo di rimirarle tutte ad una ad una.

Quinci lo stato mio debole provo, che pieno il cor di così bel desio da satiarlo in parte pur non trovo. Da dirvi altro non ho più, se non ch'io

vi prego quanto io so pien d'alto affetto, che in voi giamai di me non entri oblio. E il mio tugurio ad honorar v'aspetto con la presentia vostra, per che questo

di voler far da voi fummi alhor detto. L'Anselmo vi saluta, e se molesto non v'è, voi salutate il Pigna e il Mosto, e de gli amici da mia parte il resto,

poi fate sì ch'io vi riveggia tosto.

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