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1510–1574

XXVI

Francesco Bolognetti

Monsignor Carnesecchi, di genaro circa la fine, il primo anno di Pio Quarto, o circa il principio di febraro, di Santa Croce giunto in casa, ov'io

monsignor Paleoti a pranso e vui ritrovai, mi chiedeste il parer mio qual più giudicio havesse di quei dui ond'Epheso e Mileto si dà vanto,

che misurando i vani fatti altrui l'uno haverne dolor mostrò col pianto, l'altro haverne piacer mostrò col riso, e stimato ne vien questi e quel tanto.

Tutto ciò che alhor dissi a l'improviso hor vi confermo anchor, ma non per questo sì bel punto e sottil resti deciso. Signor, benché il sognar sia manifesto

e l'altrui vaneggiar, però ciascuno vaneggia, e sogna più chi più par desto. E se i diversi sogni ad uno ad uno contar volessi, e i pensier vani e stolti,

sarei col mio parlar troppo importuno. Ma fra tante migliaia c'ho raccolti, fra me stesso più volte a ciò pensando, d'un sol dirò, se pur fia chi m'ascolti,

e in mente havendo anchor quel giorno, quando mi faceste sì nuovo e bel quesito, libero a voi mi volgerò parlando. E perché in Roma da fanciul nutrito

foste, e in Roma vi veggio anchor tornato, già prima con honor sendone uscito, vuo' discorrer con voi sopra lo stato de i cortegiani quel che tutto il giorno

dir n'odo, se ben mai non l'ho provato. A me par che in tal vita il far soggiorno dopo molto travaglio e molta pena sol danno apporti finalmente e scorno.

Non direste voi pazzo da catena chi scalzo andasse venti miglia o trenta per aspra via tutta di spine piena, e che la mente solo havesse intenta

a cogliere un vil fior, caduco e frale, che tosto colto in man nulla diventa? Se fosse rosa, o croco, o giglio, o tale da veder vaghi e c'han soave odore,

e che porgon rimedio a più d'un male; se anchor fosse amarantho, che il colore conserva, né sì tosto si consuma, più scusabile assai farian l'errore.

Ma dico un fior di quei fatti di piuma, che se per sorte pur si coglie intero solo ad un soffio in un momento sfuma. Tra noi dunque hoggi, vaglia a dire il vero,

i cortegiani son che a piede ignudo caminan per spinoso aspro sentiero. E questo apertamente io vi conchiudo, sperando, se traffiger mi vorranno,

che mi sarà l'esperientia scudo. Di tanti questa fa palese ogni anno fatica, stento, infirmitade, morte, dolor, giattura, afflittione, affanno.

Parmi che stiano ad una istessa sorte quei che chiamati son dal vulgo amanti e questi c'hoggi dì servono in corte, che tutti andar si veggion ne i sembianti

pallidi e tristi, e i passi sparsi indarno son la mercé dei lor disagi tanti. Quel grande che illustrò la Sorga e l'Arno ne mostra per vigilie e per digiuni

l'amante divenir pallido e scarno. E perché son col cortigian communi gli affetti, ch'ei sì ben descrisse in carte, non fa mestier c'hor tutti io gli raguni.

Ma ben dirò ch'una medesim'arte servan Signori e Donne, e queste imprese conformi ambedue sono a parte a parte. Signori e Donne hanno le menti intese

di chi serve a provar constantia e fede, né giamai schivan di far loro offese. Tutti son scarsi de l'altrui mercede, tutti sono inconstanti e disleali,

crudi et avari più ch'altri non crede. E se ben conosciuti son per tali da chi gli serve, un'accoglienza lieta fa lor dolci parer l'angoscie e i mali.

Ciascun la piaga sua porta secreta per non offender chi lui sempre offende, e con la speme ogniun la doglia acqueta. Ma con gli amici pur talhor si estende

a narrare i suoi stratii e le sue pene, e la pazzia de l'un l'altro riprende. L'amante in somma e il Cortegian sostiene l'istesso peso, a tal che anchor l'istesso

castigo a l'uno e a l'altro si conviene. Da lunge ogni contento hanno, e d'appresso timor, disdegno, invidia e gelosia, e in disperation caggiono spesso.

Ecco adunque i pie' nudi, ecco la via lunga e spinosa, ond'escon tante doglie ch'ogni hor più chiara fan la lor pazzia. Ma chi potesse dir quante son foglie

de l'Appenin sul dosso, e l'Oceano nel vasto grembo quante arene accoglie, diria quante stoltitie il Cortegiano, standogli sempre con gli sproni al fianco,

da la quiete fan correr lontano. Tali e tante si mostrano, che al manco ne saria mille volte a questa etade Heraclito e Democrito già stanco.

Chi dal riposo e da la libertade più si allontana, più d'ogni altro è stolto, potendo gir per tante e varie strade. Essendo adunque il cortegian rivolto

a seguir servitù sempre e fatica, e scolpito il pentir portando in volto, più stolto è necessario che si dica d'ogni altro il cortegian, cui la quiete,

cui tanto appar la libertà nemica. Da questo suo menar l'hore inquiete, dal coltivar, dal seminar la sabbia, consideriam qual frutto al fin si miete,

e vedrem chiaro ch'altro che una gabbia non è la corte, e chi vi sta rinchiuso di disperation more e di rabbia. Un sol fra tanti che salito in suso

si vede gli occhi a sé d'ogni altro tira, ma non per questo il cortegiano escuso, che se ben fisso con san'occhio mira vedrà quel grande sì felice in vista

che dentro più di lui geme e sospira. Sete d'impero ogni hor l'ange e l'attrista e l'avaritia ogni hor gli rode il seno, con mille vani e rei dissegni mista.

Ma posto anchor che in ogni parte a pieno fosse felice, il fior saria, c'ho detto, ad un soffio sparir più che il baleno. E sì spesso di ciò veggiam l'effetto,

che senza far più sillogismo in rima sarete il tutto a confirmar constretto. Ma per non cominciar fin da la prima età di Nino a dir quanti fur, d'ostro

adorni, alzati de la rota in cima; diciam sol di color che al tempo nostro visti di Pietro habbiam ne l'alto seggio tener le chiavi del superno chiostro.

Un Clemente e due Pauli, ohimé, non veggio, né Giulio, né Marcello, o che spariro tutti ad un soffio, o ch'io sogno e vaneggio. E se da quei due grandi antichi usciro

lagrime e riso per fatti sì vani, risponderò dopo sì lungo giro, se fian da noi pesati, come humani che siam semplicemente, nulla importa

riso o pianto, ma come christiani debbiam Christo imitar, ch'è nostra scorta.

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