L'altro dì, Signor conte, in Reggimento trattandosi che il lusso si stringesse, io fei questo parlar, né me ne pento. Lodai pria Monsignor, che al fin volesse
provedere a gli abusi, a i gravi danni, a le gran spese, a le ruine espresse. E dissi, ch'appo noi di qui a mill'anni di Pietro e di Donato il nome a volo
n'andria con chiari e honorati vanni; poi c'havrà la città tutta non solo di superbi edificii e vaghi adorna, pascendo ogni hor di poveri un gran stuolo,
ma tronche al troppo lusso anchor le corna, e racconcio il Torron sì ben, che a noi in evidente beneficio torna. Feci tre parti de le pompe poi,
funeraria, cibaria e vestiaria, che ogniuna serba i dependenti suoi. E dissi, che a la pompa funeraria esser non pur devea tolta e interdetta
col foco l'acqua, ma la terra e l'aria; e come cosa iniqua e maledetta con ogni legge e con quel più rigore, ch'usasse mai Republica ristretta.
Espressi la cagion: perché l'honore, che solo a Dio la Chiesa ha riserbato, come del tutto origine e fattore, far vedeasi ogni giorno ad un privato,
ma se pur fosse un'huom, per aventura potrebbe esser permesso e tolerato, per esser l'huom di Dio nobil fattura, che fino al Ciel con l'intelletto passa,
e tien del creator forma e figura. Ma questo honor far veggio ad una massa di carne, anzi di fetido terreno, ignuda di ragion, di spirto cassa.
De la cibaria poi dissi non meno, che far deveasi, e rigorosamente tenere il lusso in questa parte a freno. Allegai la ragion: perché più gente
riman da tanti e varii cibi estinta, che da coltelli e spade, e più sovente. Dissi, rispetto a questa, che la quinta parte dannosa pur l'altra non era,
che sì dannosa in prima havea depinta. E quivi discorrendo in tal maniera, la vestiaria in due volsi partire, che mal possi acconciar restando intera.
L'una guarda de gli huomini al vestire, e de le donne l'altra, e se alhor bene fu notato da voi, Conte, il mio dire, dissi che si devea con gravi pene
a gli huomini vietar ricami e fregi, ch'ornarsi a l'huom di fuor non si conviene. Ma i nostri veri honori e veri pregi da l'interna virtù nascon, che puote
sola farci tra gli altri al mondo egregi. Quei, che tanti fior, fronde e vasi e rote portan su i panni, son come dorate scatole sol di fuori e dentro vote,
o come certe palle in dono date spesso a i fanciulli, c'han sol vento, o piuma dentro, e di fuor di seta e d'oro ornate. Oltra che il patrimonio si consuma,
s'altera la natura, e Dio si offende, ne giova punto il dir, ciò si costuma. Ch'egli è un abuso, il qual tanto più prende forza, quanto più dura onde si abbassi,
che troppo in alto homai l'abuso ascende. Non vuo' già che cader l'huomo si lassi da la persona i panni, o ch'ei vad'unto, tal che la cosa in sordidezza passi.
Ma parmi che si stia nel mezo a punto, o verso quello estremo più si pieghi, che da tal sordidezza è più disgiunto. Ma che la donna sì stretta si leghi
non lodo, lodo ben, soggiunsi alhora, che il troppo lusso a lei non men si nieghi. E quanto io dissi alhor confermo anchora, né credo che il giudicio mio sia vano,
né credo uscir del camin dritto fuora. Io dissi che allargar si de' la mano alquanto più d'intorno a questa parte, se non che fora ogni nostr'opra in vano.
Non può gir la natura e meno l'arte da l'uno senza il mezo a l'altro estremo, e di ciò piene son tutte le carte. Dissi ch'esser dovea gran parte scemo
del feminile ornato, perché in vero già mi par giunto al colmo più supremo. Ma che a voler tutto levarlo intero, oltra che mai durar non potria molto,
questo estremo saria troppo severo. E dissi in spetie, che dal collo tolto non le fosse di perle un sol monile, ma quel sì ben c'hanno a la treccia involto.
Se l'ornarsi non è cosa virile, quel però de la donna è proprio dono, che più vaga la rende e più gentile. E in testimonio Dio chiamo, ch'io sono
fuor d'ogni passion, ma quel, che parmi honesto e giusto, in libertà ragiono. Ben facilmente anch'io posso ingannarmi, ma che il cor sian diversi e la favella,
non è chi possa tal calunnia darmi. Non ho cugina, moglie, né sorella da portar perle, e quand'io ben le havessi mai per gratificar questa, né quella,
non pensate, che in publico dicessi cosa, che nel profondo del mio petto per vera e ragionevol non tenessi. Dunque di quel, c'ho in tal maniera detto,
s'altri lo chiama ben chimera, o sogno, poi che Dio sa da chi nasca il diffetto, non me ne pento e non me ne vergogno.
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