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1510–1574

XVII

Francesco Bolognetti

Ch'una sol volta, io v'ho di sopra detto, le pompe in Roma moderò il Senato, da gran necessità mosso e constretto, ma che a le donne in breve confirmato

fu il privilegio lor, sendo il timore che a far tal legge lo sforzo cessato. Ho mostro anchor, che alcun Imperatore, c'havesse buona e retta intentione,

di tor gli ornati mai non hebbe in core ma che da crudeltà spinto Nerone la legge fe', che fu rotta il prim'anno, per tender lacci a tutte le persone.

Hor pria che a discoprir cominci il danno, che dal tor via le pompe a noi deriva, m'occorre a dir d'un altro empio tiranno, anzi d'un mostro d'Acheronte in riva

nato, per scherno del romano Impero: tai cose fece, e tai di fare ordiva. Costui del figlio nacque di Severo, come affermò la matre, e l'avia Mesa

ma sol Dio può saper se fosse vero. Questi contra Macrin vinta l'impresa, e dal Dio di Phenicia il nome tolto, sen venne a Roma senz'altra contesa.

E di bianco e di rosso havendo il volto tinto, a guisa d'impura meretrice, stava dì e notte ne i profumi involto. Ma sì a minuto raccontar non lice,

dove son donne almen, quel che per tanti saggi scrittori di costui si dice. Pur dirò ch'egli di feminei manti vestito ogni hor, de l'uno e l'altro sesso

ponea gran studio in satisfar gli amanti. Un tempo a costui fu da Dio commesso de la terra il governo, e da lui poi de l'empia madre tutto in preda messo.

Deh, come ben trovi la via, se vuoi dar castigo o gran Padre onnipotente di tanti enormi e gravi falli a noi. E fatto ciò, la matre sua presente

fu nel Senato sempre, ove conchiuso per l'avvenir fu senza lei niente. La legge matronal da questa in uso fu posta alhor, che i gradi distinguea,

non che l'ornato fosse in tutto eschiso. Di porpora le veste haver dovea per forza questa, e d'oro il crine adorno, le gemme a i piedi, o in gran pena cadea.

Quell'altra haver non lice al crine intorno l'oro, né mai portar vesta di seta, se non vuol danno riportarne, o scorno. Concede a l'una il cocchio, a l'altra il vieta

questo l'asinel tira e quello il bue, l'altro il destrier, che ad ogni cosa è meta. Chi sol con un destrier, chi va con due, come comanda, e vuol Semiamira

con quei decreti e vane leggi sue. Dei destrieri a le selle anchor si mira; chi l'ha d'avorio, e chi d'oro, e chi d'osso, e se avvien che un sol manchi ella s'adira.

Ma raccontar ciò, ch'ella fe', non posso, né voglio, che trovar vi potrei forse cosa da farmi per vergogna rosso. Costei col figlio tanto innanzi scorse,

ch'ambedue fur con stratio uccisi in breve, e in tal maniera a Roma Iddio soccorse. E i lor decreti, come a l'Austro neve dileguarsi veggiam, si dileguaro

subito, o come alcun vapor più lieve. Mi persuado già che ogniun sia chiaro, che le donne privar non è chi possa di quanto con virtù già si acquistaro.

Pur dirò questo anchor: mentre commossa pur dianzi era l'Italia in più d'un loco per l'aspre guerre, e d'human sangue rossa, e che tanti paesi a ferro, a foco

gir si vedean con stratio e con lamento di tanti, come a noi premesse poco, le donne alhor potean d'oro e d'argento e d'ostro ornarsi il petto e il collo e il crine,

con gemme, e fregi, ed hor, che il foco è spento, e che si stan d'intorno le vicine città con le lor donne in gioco, e in festa, le nostre se ne van triste e meschine.

Senza ornamento alcun di perle in testa, con panni oscuri, come appaia sola del gaudio universal Bologna mesta oltra ch'essendo (come il grido vola)

per dechiarar con purità l'antica legge, appresso di noi la miglior scola. Qual fia tanto ignorante, che non dica, e che al contrario noi far non dimostri

di quella gente sì del giusto amica? Già detto v'ho, che l'or, le gemme, e gli ostri vietati a Roma fur nel commun lutto, sopra i cui riti son fondati i nostri.

E che il paese in pace poi ridutto, e l'orgoglio Aphrican gettato a terra, fu derogato a quella legge in tutto. Ma per contrario noi, mentr'era guerra,

stava la porta de gli ornati aperta, e hor, ch'Italia in pace sta si serra. Le gemme e l'oro e gli ostri è cosa certa, ch'opra furon di Dio, né indarno fatti,

ma perché in uso il tutto si converta. Di ciò non mangian cani, augei, né gatti; non son d'huomini cibo, né di fere; a gli ornamenti sol dunque son'atti.

E de le donne in spetie, che apparire le fanno assai più belle e più gentili, e di via più leggiadre alte maniere; più caste, o più modeste i panni vili

far non le pon, né per contrario anchora le pretiose veste e i bei monili. Di ciò togliendo l'uso, adunque fora vana l'opra di Dio, che nulla in vano

tante cose per noi produce ogni hora. E quando l'huom con violenta mano la donna in servitù per forza pose, tanto in quest'atto dal dover lontano,

l'oro, e le gemme, e tutte l'altre cose per suo ristoro a larga man le diede, e con tal fraude alhor quel torto ascose. La donna a noi soggetta esser si vede

sotto pretesto van di finti honori, di tanta servitù poca mercede. Se stesso l'huom di frutti, e lei di fiori pascendo va con questi privilegi

d'haver ricami e variar colori. Ma s'avvien poi che tanto si dispregi scemando in parte la sua leggiadria, col torle i panni d'or, le gemme e i fregi.

Temo che non le nasca in fantasia qualche capriccio, perché spesse volte dal buon sentier per sdegno si travia. Guasta del tutto si vedrà di molte

belle doti, c'ha il mondo, la più bella, se fian le pompe fuor de l'uso tolte. Non cosa humana, ma divina è quella, già cantata e descritta in mille carte,

de la natura figlia, anzi sorella; questa sì rara, e nobil cosa è l'arte, che a i bisognosi quanto a i ricchi avanza divide, e con misura, ogni hor comparte.

Se de gli ornati estinta fia l'usanza, convien che l'arte, e seco insieme cada a tanti anchor di viver la speranza. Che al fin constretti a gir per torta strada

al vitio passaran da la virtute, chi di fune morendo e chi di spada. Quante fanciulle povere, cadute nel disagio, fian d'altri in preda messe

vendendo l'honestà per la salute. O quanti padri, o quante madri, oppresse da gran necessità, le proprie figlie daranno a prezzo, e quante anchor se stesse.

E gir vedransi a mal tante famiglie per varii casi, e in queste e in quelle parti l'herbe di sangue human farsi vermiglie. Perché sbandite e discacciate l'arti

pronti appresso di noi ridursi veggio per tutto il mondo i vitii prima sparti. Furti, homicidii, sacrilegi, e peggio, stupri, rapine e incendii; ma s'io penso

tutti narrargli, o quanto erro e vaneggio. Possibil poi non è contar l'immenso util, che l'arte a l'human seme apporta, né discorrendo può capirlo il senso.

D'ogni dritto pensier questa è la scorta, la gioia accresce, e mitiga gli affanni e tutti là, dov'è l'honor, ci porta. Da l'altra parte i gravi acerbi danni,

che da l'essiglio suo nascon, se tutti volessi dir, consumarei molti anni. Né gli potrei narrar con gli occhi asciutti, e questo del bandir purpuree gonne,

fregi e ricami e perle sono i frutti; ritorniam dunque in libertà le donne.

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